
Editoriali / Lodi
Sabato 18 Gennaio 2025
San Bassiano parli al cuore del suo popolo
L’editoriale di Lorenzo Rinaldi
Per nostra fortuna le feste patronali rimangono in Italia il momento più alto della vita civile e religiosa delle comunità. Sono occasione privilegiata di incontro e di condivisione e permettono di tastare il polso alla società e percepire l’aria che tira... Insomma: restano la fotografia del nostro piccolo mondo che, per quanto stia cambiando rapidamente, rappresenta pur sempre un porto sicuro, perché è li che affonda la nostra storia e si custodiscono gli affetti più cari.
Il legame tra i lodigiani e San Bassiano ne è esempio eloquente. La partecipazione di popolo ai riti religiosi ricorda che questa è terra di fede, condivisa e aperta al dialogo. I “riti” civili rimandano poi alla storia economica e sociale, con migliaia di persone che dalle campagne raggiungevano la cattedrale per onorare il Santo, la fila per la büseca (quest’anno si stimano circa cinquemila porzioni), l’acquisto dei filsòn, il giro per le bancarelle sfidando il freddo di gennaio. Potranno apparire momenti di una semplicità disarmante, eppure sono alla base della nostra identità. E potremmo replicare questa dinamica per centinaia di altre città italiane, sebbene ognuna con le proprie peculiarità: è questa la nostra forza, che evita l’omologazione, anche se qualcuno potrà arricciare il naso considerando tutto ciò ormai fuori dal tempo.
La festa di San Bassiano, per Lodi, è anche il momento nel quale il dialogo ininterrotto tra la comunità civile e quella religiosa vive il suo momento più alto, suggellato nello scambio dei discorsi tra il sindaco e il vescovo in cripta. Non è solo formalità, perché i contenuti raccontano abbondantemente delle sfide da affrontare, dei problemi aperti, delle emergenze sociali a cui far fronte in uno sforzo comune, mettendo insieme le migliori energie, ognuno per le proprie responsabilità.
Quest’anno due dati mi hanno colpito nelle ultime settimane e credo siano meritevoli di attenzione.
1) Il primo riguarda i giovani. Un recente studio dell’Istat (Rapporto Bes 2024, benessere equo e sostenibile dei territori) segnala come nel Lodigiano i Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, sono il 13,4 per cento del totale dei giovani compresi nella fascia d’età presa in considerazione dalla ricerca, un dato superiore alla media regionale, che si attesta al 10,6 per cento. Il divario è esiguo, ma il mondo della scuola e le istituzioni pubbliche possono ragionare su quali iniziative mettere in campo per colmarlo e dunque non disperdere le energie di questi giovani.
2) Il secondo dato - in questo caso assai allarmante - ci sbatte in faccia una realtà amara e cioè che l’inverno demografico rappresenta la vera emergenza nazionale, anche nel Lodigiano. Nel 2024 a Lodi città si sono contate 290 nascite (- 41 rispetto al 2023) a fronte di 547 decessi. Ne deriva che serve uno sforzo maggiore, anche da parte delle amministrazioni pubbliche locali, per sostenere concretamente le giovani famiglie.
Per essere invertiti, trend di questo tipo richiedono decenni e politiche di respiro nazionale (nel nostro caso direi europee visto che il problema è comune ad altri Paesi della Ue), tuttavia è possibile operare anche dal basso per provare ad agevolare il cambiamento. La lotta alla denatalità è oggi la vera priorità: è questione di volontà.
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