Cosa è restato degli anni Ottanta?
di Mariangela Fiorani
Lettura 1 min.Buongiorno caro direttore, scrivo alla sua pagina per ricordare, in una riflessione come riportarmi al tempo della mia giovinezza...Gli anni ottanta cosa sono stati? Ma quanto eravamo felici? Ricordo tanto, in quegli anni ho costruito il mio futuro, ho sognato e ho aspettato la vita. Erano gli anni non solo del benessere, erano per noi ragazzi i tempi migliori dove anche la fatica era considerata importante, dove la paura ti aiutava a sperare e dove i sentimenti vivevano con responsabilità la loro confusione e la loro diversità. Sentire la solitudine era per pochi e comunque il disagio, che ovviamente non mancava, era in qualche modo gestito o autogestito da una condizione sociale che non tentava all’eliminazione di un problema (come oggi) , ma a fare in modo che un problema avesse anche una prospettiva di opportunità. Non si curava il sintomo ma si cercava la causa della malattia nella totale inconsapevolezza, perché quelli erano gli anni dove tutto era possibile e dove tutto in qualche modo cedeva al miglioramento. Siamo stati l’ultima generazione di addetti alla prosperazione ma siamo stati anche gli ultimi a goderne i benefici, perché non siamo stati in grado di prendere e ridare nella stessa misura. Abbiamo usufruito di tutto senza pensare al domani e abbiamo consumato senza opporci alle dinamiche di una globalizzazione selvaggia, incontrollata e disumana.
Nonostante ci portiamo dentro il ricordo di quel mondo migliore che erano quegli anni Ottanta, oggi soffriamo enormemente per averlo perso senza considerare che ne siamo, se non artefici, sicuramente complici. La musica, l’amicizia, il lavoro, la creatività, il cinema, il commercio, le città, lo sport... i paesi , come il mio... Era tutto caratterizzato da più valori e le persone avevano la percezione di esserne parte vitale. Quello che vivevamo era maledettamente legato a noi , eravamo anima di quello che accadeva. Anche i drammi visti in televisione ci scuotevano e ci rimandavano ad una coscienza collettiva che ci ricordava che il senso di pietà doveva obbligatoriamente avere un peso nella nostra esistenza. Eravamo ricchi , eravamo ricchi dentro e liberi di manifestarlo contrariamente ad oggi dove il pregiudizio e la povertà di immagine ha relegato in un angolo buio il pensiero critico. Le attese erano sogni e sognare ci ha permesso di crescere umili, abbiamo pianto e abbiamo sentito dolore senza per questo cercare distruzione. Sicuramente nel bene e nel male gli anni Ottanta hanno segnato la fine di un’epoca e ne hanno determinato l’inizio di un’altra non migliore, non adatta a chi non si rivede in questo mondo di oggi... cosa resterà di quegli anni come cantava Raf? Resta l’amarezza di non aver saputo difenderli, di aver ceduto alla speculazione e di aver creduto che qualcuno potesse fare al posto nostro.
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