Lettere al Direttore / Lodi
Lunedì 26 Gennaio 2026
GIORNATA MEMORIA «Non riduciamoci a una sterile evocazione storica»
La lettera di Giuseppa Montanari
Illustre Direttore,
Come ogni anno, il 27 gennaio si rinnova il doveroso ricordo dell’immane tragedia della Shoah: i campi di concentramento, l’orrore della guerra, le atrocità che essa trascina con sé.
Il “Giorno della Memoria” è stato istituito per commemorare non soltanto l’Olocausto, ma anche le infami leggi razziali del 1938, gli italiani deportati, la persecuzione dei cittadini ebrei, la prigionia e le innumerevoli vite spezzate.
Il dramma della Shoah è rimasto per troppo tempo avvolto da una coltre di silenzio; persino i sopravvissuti italiani ai campi di sterminio sono stati per anni colpevolmente dimenticati. È un dovere civico e istituzionale ricordare come donne e uomini, appartenenti a schieramenti diversi, seppero opporsi con fierezza e coraggio al progetto di sterminio, salvando altre vite e proteggendo, a rischio della propria, un numero incalcolabile di perseguitati.
Il 27 gennaio rappresenta il momento in cui si onorano tutte le vittime innocenti del nazifascismo. Accanto all’Olocausto del popolo ebraico, furono colpiti rom e sinti, omosessuali, religiosi, militari e civili.
La “Giornata della Memoria” è il giorno del ricordo ma anche della contrizione, con il suo carico di iniziative e la sua solennità. Essa non può ridursi, infatti, a una sterile evocazione storica: diverrebbe un rituale vuoto. La tragedia della Shoah deve essere studiata con rigore, liberata dalle fallaci ideologie che hanno avvelenato il Novecento, e raccontata con la profondità umana che il suo dolore impone.
Siamo consapevoli che si tratta di una sfida epocale: tornare indietro nel buio più fitto della storia oppure avanzare, coltivando il meglio delle nuove generazioni. Le condizioni per educare esistono; non bisogna mai perdere l’occasione di farlo. È necessario alimentare una cultura di pace fondata sui valori della solidarietà, della giustizia e della fratellanza tra i popoli.
Ricordare è un dovere morale, indispensabile per non ricadere negli errori del passato e per restituire dignità alle vittime e ai loro familiari. L’Olocausto fu una tragedia senza misura: il rispetto del dolore e della memoria è imprescindibile.
Faccio mio il pensiero del Presidente Sergio Mattarella, quando ammonisce che per fare davvero i conti con la Shoah non basta volgere lo sguardo al passato, poiché il virus dell’odio, della discriminazione, della sopraffazione e del razzismo non appartiene a una dimensione storica conclusa. Estirparlo riguarda il destino stesso dell’umanità.
L’ideologia, quando si sostituisce alla verità, finisce per distorcere la storia. E la storia è cosa ben diversa dalla militanza politica. Così come si riconosce giustamente il dramma della Shoah, altrettanto occorre riconoscere crimini e genocidi negati o sottaciuti, qualunque ne sia la matrice. Ognuno ha il sacrosanto diritto di pregare, piangere e commemorare i propri morti secondo la propria coscienza.
Della Shoah va custodita la memoria in eterno. È necessario combattere con fermezza e determinazione l’antisemitismo, che purtroppo sta riaffiorando pericolosamente in Europa e in Italia.
San Giovanni Paolo II definì gli ebrei “nostri fratelli maggiori”. E tali sono davvero, come la storia insegna, oggi più che mai.
Viviamo, dunque, da fratelli…
Giuseppa Montanari
Lodi
(Nell’immagine, il Memoriale della Shoah a Milano)
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