«Il mondo indifferente alla vendetta di Israele»

La riflessione di Ercole Ongaro

Quindici mesi sono trascorsi dall’inizio della “vendetta” di Israele in risposta all’assalto terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 contro gli abitanti di kibbutz vicini alla Striscia di Gaza e i partecipanti a un festival musicale. Quindici mesi di terribile violenza, di crimini contro l’umanità, senza preoccupazione da parte di Israele di proporzionare la violenza inferta alla violenza subìta o di distinguere i combattenti di Hamas dai civili, le strutture a uso militare da quelle civili (scuole, università, ospedali, acquedotti, edifici religiosi).

Tutto avviene sotto gli occhi indifferenti del mondo, con la complicità dei governi e media occidentali, pronti a dare credito alle giustificazioni dell’esercito e del governo israeliano e a ripetere il mantra che Israele sta esercitando il diritto all’autodifesa. Come si possa esercitare il diritto all’autodifesa contro un popolo di cui si occupa militarmente da decenni il territorio e si depredano le risorse rimane un enigma. Altrettanto incomprensibile è che, mentre si riconosce a Israele il diritto a difendersi, mai viene riconosciuto il diritto dei palestinesi a resistere all’occupazione militare.

La carneficina compiuta da Hamas il 7 ottobre è terrorismo, ma sono terrorismo anche la distruzione della Striscia di Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania. Crimine è stata la presa di ostaggi israeliani, ma lo sono anche la detenzione e la tortura di migliaia di palestinesi senza formulazione di accuse.

A Israele tutto è permesso, da sempre, perché nato nel 1948 come Stato-rifugio del popolo ebraico vittima di un orribile genocidio pianificato dal nazismo. A Israele è stato permesso di calpestare il diritto internazionale, di infischiarsi delle Deliberazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (ritorno dei profughi e ritiro dai territori occupati nel 1967), dei pronunciamenti della Corte internazionale di giustizia (illegalità dell’occupazione dei territori palestinesi). Quest’ultima a fine gennaio 2024 denunciava che nei primi cento giorni dal 7 ottobre 2023 la vendetta di Israele già presentava i caratteri di un “plausibile genocidio” e chiedeva a Israele di cambiare la condotta di guerra e agli altri Stati di esercitare pressioni su Israele per scongiurare un esito genocida. Nulla è stato fatto. La stessa Corte di Giustizia non ha dato seguito finora all’accusa di genocidio. Forse sta subendo pressioni - non sarebbe la prima volta - perché non emetta un verdetto “innominabile”, inaudito: Israele colpevole di genocidio contro il popolo palestinese, che oltretutto non ha avuto alcuna responsabilità nel genocidio degli ebrei. Lo storico ebreo Raz Segal, come altri autorevoli studiosi ebrei, ha definito quello che sta accadendo a Gaza “un caso di genocidio da manuale”.

Dati gli equilibri geostrategici di oggi il popolo palestinese sembra destinato a essere “sacrificabile”. Edward Said, grande intellettuale palestinese, ha scritto lapidariamente: “La tragedia dei Palestinesi è di essere vittima delle Vittime”. Israele, a seguito delle secolari persecuzioni e della Shoah, si è autodefinito come la Vittima per antonomasia e gelosamente difende questo identikit.

Nel contesto attuale sconcerta che non soltanto si silenziano le voci dei palestinesi, ma anche si criminalizza chi solidarizza con loro, marchiandoli come fautori di antisemitismo. Tale accusa è rivolta pure agli ebrei che denunciano il genocidio in atto e stigma sociale e carcere colpiscono gli israeliani obiettori di coscienza. Non si vuole distinguere tra diritto alla critica delle scelte del governo di Israele (antisionismo) e antisemitismo. È pure sorprendente che paladini della lotta all’antisemitismo sia l’estrema destra, che ha l’ideologia nazifascista come riferimento ideale.

Gli eventi degli ultimi mesi hanno rivelato il piano che Israele persegue: ridisegnare i confini del Medio Oriente. Lo aveva anticipato Netanyahu il 22 settembre 2023, mostrando a una distratta Assemblea dell’ONU la carta geografica del “New Middle East”, in cui Israele era rappresentato “dal fiume al mare”, cancellando la Palestina: si sottintende che i palestinesi, ridotti drasticamente di numero, potranno viverci, ma senza diritti e senza Stato.

Ercole Ongaro

Lodi

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