«Ventidue anni fa l’esondazione dell’Adda: ci sono ancora lodigiani che soffrono»

«Siamo sicuri che la nostra città oggi sia così resiliente?»

Lodi

Gentile Direttore,

il 26 novembre ricorre il ventiduesimo anniversario della tragica alluvione che colpì Lodi nel 2002. Alla luce di quanto accaduto recentemente in Emilia-Romagna – con ben tre alluvioni in un breve arco di tempo – è doveroso riflettere. Nonostante in molti definiscano Lodi “resiliente”, non posso condividere pienamente questa affermazione. La recente piena del fiume Adda, avvenuta appena un mese fa, ha risvegliato nei cittadini lodigiani ricordi e paure che pensavano sopite dal 2002. Vorrei, attraverso il suo giornale, portare i lettori a immedesimarsi nel dramma vissuto da chi si è trovato nel cuore di un’alluvione.

Caro lettore, chiudi gli occhi per un istante.

Prova a immaginare di perdere tutto: la tua casa, con le cose utili e preziose che contiene, i ricordi di una vita e delle generazioni passate. Immagina di vedere la tua casa invasa dall’acqua e dal fango, fredda, spettrale, violata nella sua intimità. Ora immagina di dover lasciare tutto, di trovarti sfollato, senza un luogo sicuro, sballottato da un rifugio all’altro. Con il cuore colmo di tristezza, cerchi di confortare i tuoi cari – smarriti e impauriti – e nascondi la tua stessa disperazione per infondere loro un po’ di forza. Pensa alla salute: nella tua casa c’erano le medicine indispensabili per te o i tuoi familiari. Immagina di non avere accesso a cibo adeguato; per i più giovani può essere tollerabile, ma che ne è dei bambini e degli anziani? E gli animali domestici, abbandonati nella confusione, forse dispersi, forse annegati? Il loro destino incerto aumenta la sofferenza.

Il lavoro, la tua sicurezza economica: ora è a rischio, perché anche il tuo posto di lavoro è stato distrutto. E poi le vite perdute: un tuo caro, un amico, strappato via da una tragedia così crudele. Ora apri gli occhi. Ti rendi conto che per te è stato solo un brutto sogno. Ma per tanti altri, meno fortunati, questa è stata la realtà. A Lodi ci sono ancora concittadini che soffrono. Le loro case non sono più quelle di una volta: le mura trasudano umidità e odorano di muffa. Gli oggetti cari, che rendevano quelle abitazioni un rifugio, non ci sono più. Molti vivono nella paura, con occhi tristi e cuori appesantiti da ricordi dolorosi. Per loro, tornare a sorridere come un tempo è un traguardo lontano. Ricordare queste tragedie significa non dimenticare chi ne è stato colpito e impegnarsi affinché non si ripetano.

*Già Presidente del Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo)

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