Dalla Lombardia fino alla Mongolia, la sfida di un lodigiano

LA STORIA Locatelli al Mongol Rally

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«È l’incoscienza che ci porta a questo». Alessandro Locatelli sorride mentre lo dice, ma negli occhi c’è tutta la consapevolezza di chi sa che, tra poche settimane, la sua quotidianità lascerà spazio a migliaia di chilometri di strade sconosciute, guasti meccanici, frontiere da attraversare e avventure impossibili da programmare. Domenica lo abbiamo incontrato insieme ai suoi compagni di viaggio, a pochi giorni dalla partenza della Mongol Rally. L’adrenalina è già alle stelle. Il conto alla rovescia è iniziato davvero. Il 31 luglio i tre partiranno ufficialmente da Praga per affrontare una delle imprese motoristiche più estreme e affascinanti al mondo. Nel gruppo c’è anche un lodigiano ed è proprio Alessandro: 55 anni, pronto a rappresentare il territorio in una sfida che ha il sapore dell’avventura pura. Con lui ci saranno Christian Villa, amico ritrovato dopo gli anni dell’università, e Giorgio Ghezzi. Ad attenderli ci saranno migliaia di chilometri attraverso l’Europa e l’Asia centrale, fino a raggiungere Oskemen, in Kazakistan, oppure, se le condizioni lo permetteranno, la capitale della Mongolia, Ulan Bator. «In tanti ci chiedono perché lo facciamo - raccontano ridendo -. La risposta è semplice: è l’incoscienza che ci porta a questo. Ma forse è proprio un pizzico di sana follia che serve per vivere un’esperienza così». La Mongol Rally, organizzata da The Adventurists, è tutto fuorché una gara di velocità. Non vince chi arriva primo, ma chi è disposto a mettersi in gioco. I partecipanti viaggiano senza assistenza tecnica e senza supporto logistico, affidandosi soltanto alle proprie capacità e a un’auto che, per regolamento, deve essere tutt’altro che perfetta: cilindrata massima di 1.300 centimetri cubici e, possibilmente, parecchi anni sulle spalle. Loro hanno optato per una Toyota Yaris datata 2004. È proprio questa imprevedibilità ad alimentare il fascino dell’impresa. «Sappiamo quando partiremo, ma non sappiamo cosa ci succederà lungo il tragitto. Ed è anche questo il bello” spiegano. Guasti, strade sterrate, lunghi tratti senza servizi, temperature estreme e incontri con persone di culture completamente diverse saranno parte integrante del viaggio. L’impresa avrà anche uno scopo solidale. L’iscrizione alla Mongol Rally sostiene infatti la fondazione Cool Earth, impegnata nella tutela delle foreste pluviali, mentre il gruppo ha avviato diverse raccolte fondi a favore di enti del territorio lombardo.

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