Dice “voglio un gelato”: erano anni che non parlava

Lodi Un malato riesce a comunicare grazie a “Logos”, un software messo a punto da un lodigiano

A causa di una ischemia da tre anni non riesce a deglutire, ma nemmeno a muoversi e a parlare. Grazie al software di sintesi vocale progettato dal fisico di Lodi Daniele Ferrari e denominato “Logos”, un uomo è riuscito a dare voce alle sue emozioni. Una frase è rimbombata forte nel salotto: “Voglio un gelato”. «È stato un tuffo al cuore», commenta Ferrari. La notizia del nuovo software che fa parlare chi non lo può fare è rimbalzata da Lodi in tutta la Regione e anche fuori visto che il 34enne, a novembre, ha vinto il secondo posto sul podio, alla Leopolda di Firenze, all’interno della categoria “servizi” del Rare diseases award 2024. «Siamo stati contattati dall’amico di un 50enne di Piacenza che a causa di un’ischemia che l’ha colpito 3 anni fa è disfagico, non riesce a parlare e muove le mani a fatica - spiega Ferrari -, siamo andati a casa sua e siamo riusciti a progettare un joystick particolare che l’uomo riesce a muovere, selezionando così sullo schermo la parola da scrivere. Grazie al sintetizzatore la frase viene trasformata in voce. Erano 3 anni che questa persona non riusciva a parlare con sua moglie e adesso, invece, lo può fare, senza l’aiuto di nessuno. Mentre ci eravamo distratti con la bambina, abbiamo sentito la voce “Voglio un gelato”». Un grande risultato per lo sviluppatore di software. E non è stato l’unico. Ferrari ha proposto una soluzione per togliere dall’isolamento un utente di casa San Giuseppe, sordomuto, e di nazionalità araba. «Insieme al medico Giuseppe Leocata - spiega Ferrari - ho incontrato l’uomo presso il servizio della Caritas. È stata messa a punto una tastiera in arabo. Un mio amico curdo mi ha dato una mano a verificare che la traduzione fosse coerente. Lui scrive e il software vocalizza in italiano». L’idea è che la comunicazione sia il più naturale possibile. «Se accettano l’ausilio tecnologico - spiega - le persone possono diventare autonome, non hanno bisogno dell’aiuto di altri per parlare, si sentono a loro agio». In questi mesi Ferrari e il suo staff sono stati contattati anche dalla mamma di un ragazzo disabile del Cremasco. Ferrari è entrato in classe e ha studiato una soluzione per consentire anche a lui di parlare: un braccio mobile incollato alla carrozzina gli consentirà di selezionare l’immagine associata a una parola e il software la trasformerà in voce. È di pochi giorni fa, infine, l’appello della mamma di una bambina con una sindrome rara. Ferrari sta studiando una soluzione anche per lei. «Tutto - questo - conclude Ferrari - non sarebbe possibile senza l’aiuto delle persone vicine a chi soffre di disturbi comunicativi: conoscono meglio i loro bisogni e spesso trovano più facilmente le strategie per aggirare l’ostacolo alla comunicazione. Noi modifichiamo Logos sulla base dei loro suggerimenti agevolando l’accettazione dell’ausilio».

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