«Il foulard non è un simbolo politico. È una malattia»

Lodi La consigliera regionale del Pd risponde agli haters e pensa alle denunce

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“Il foulard non è un simbolo politico. È una malattia”. È da qui che Roberta Vallacchi sceglie di ripartire dopo gli insulti comparsi sotto il video della Festa dell’Unità. Parole che spostano il caso oltre la semplice polemica sui social e riportano al centro una domanda molto più pesante: cosa succede quando il confronto politico smette di colpire le idee e comincia a colpire la persona? Tutto nasce da un video apparentemente innocuo.

Giovedì sera si era aperta la Festa dell’Unità del Lodigiano e il primo dibattito era dedicato agli 80 anni del voto alle donne, alle madri costituenti e alle grandi conquiste che hanno segnato il percorso dell’emancipazione femminile. Poi, sotto quel video, è arrivato altro. Insulti politici, attacchi personali e commenti rivolti anche a una fotografia di gruppo di donne, definite “cesse”. E ancora: “Siete la rovina del mondo, zecche maledette” e “Togliti quello schifo”, riferito al foulard indossato da Vallacchi.

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Per la consigliera regionale del Pd, però, non si tratta soltanto di una serie di commenti offensivi. C’è un elemento che rende la vicenda ancora più grave: quel foulard è legato alla sua malattia. Vallacchi sta affrontando un tumore al seno e, dopo la chemioterapia, ha scelto di non indossare una parrucca. Ha scelto il foulard e di continuare a mostrarsi pubblicamente così, anche nel suo ruolo istituzionale. “Ritengo di non dovermi nascondere”, è il concetto da cui parte la consigliera. E proprio per questo considera particolarmente grave che una condizione di salute possa diventare materia di derisione.

“Si perde la solidarietà umana, la compassione”, il senso delle sue parole. Non sarebbe stato colpito un simbolo politico, dunque, ma una persona alle prese con una fase delicata della propria vita. Vallacchi interpreta inoltre gli attacchi come qualcosa che riguarda anche il rapporto con le donne e con il loro percorso verso una reale parità di genere. “Quando non c’è la capacità, o la volontà, di affrontare un confronto politico sulle idee - sostiene -, l’unica strada scelta da alcuni diventa quella dell’insulto e dell’attacco personale. E il bersaglio, in questo caso, è arrivato proprio durante una serata dedicata alle conquiste delle donne”. La consigliera non nasconde la durezza della situazione, ma precisa di non sentirsi personalmente sconfitta dagli attacchi. È al secondo tumore, dopo dieci anni, e proprio la sua esperienza l’ha spinta a scegliere di non nascondersi. Anche per questo sta valutando la possibilità di denunciare quanto accaduto. Non soltanto per sé. “L’obiettivo - spiega - è anche tutelare chi vive situazioni analoghe e potrebbe sentirsi umiliato, isolato o spinto a nascondere la propria condizione. Perché il rischio è che un attacco di questo tipo finisca per colpire non soltanto chi lo riceve, ma anche tutte quelle persone che ogni giorno attraversano percorsi di malattia e fragilità”.

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