Il Tar annulla l’ordinanza comunale sulle limitazioni orarie per la sala bingo

LODI La misura, secondo il tribunale, sarebbe sproporzionata

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Lodi

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha annullato l’ordinanza del Comune di Lodi che limitava gli orari di apertura di una sala giochi.

Come riporta Agipronews, la vicenda riguarda una società titolare di una sala gioco e bingo, situata in via Martino Garati a Lodi, destinataria dell’ordinanza sindacale del 4 luglio 2025 con cui il Comune aveva imposto una forte restrizione degli orari di apertura.

In particolare, il provvedimento stabiliva che l’esercizio dovesse osservare l’orario “dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle 23, dal sabato alla domenica e nei festivi dalle 10 alle 24”, sulla base di segnalazioni dei cittadini relative a presunti disturbi causati dalla clientela nelle ore serali e notturne.

La società ha presentato ricorso impugnando l’ordinanza, contestando tra l’altro “l’illogicità e l’irragionevolezza della misura adottata in materia di orario, sotto il profilo della carenza di motivazione, in merito alle esigenze di tutela della salute dei soggetti vulnerabili, il difetto di istruttoria per assenza di un’indagine specifica in termini di idoneità della misura e il difetto di proporzionalità”.

Il Tribunale ha stabilito che ogni intervento restrittivo sugli orari delle sale da gioco richiede una puntuale istruttoria e un rigoroso bilanciamento tra interessi contrapposti. La sentenza richiama infatti il principio secondo cui il potere del Sindaco deve essere esercitato nel rispetto del principio di proporzionalità, che impone “idoneità, necessità e adeguatezza” della misura rispetto agli obiettivi perseguiti.

Secondo i giudici amministrativi, nel caso specifico è mancata un’adeguata “attività di verifica” dei disagi lamentati dai residenti, anche in relazione alle diverse fasce orarie e alle giornate della settimana. Il provvedimento è stato inoltre ritenuto carente sotto il profilo del bilanciamento degli interessi, in quanto ha inciso in modo eccessivo sull’attività imprenditoriale, senza una sufficiente giustificazione istruttoria.

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