Lodi, accoltellato a morte in piazza Omegna: in Assise spunta il “falso alibi”
LUNGO INTERROGATORIO Un 29enne convocato da giudici e pm per spiegare perché avrebbe detto bugie così grosse agli investigatori: «Ho avuto paura»
Un 29enne di San Fereolo, all’inizio delle indagini dei carabinieri sull’omicidio di Roberto Bolzoni, aveva raccontato per due volte ai carabinieri che la sera della domenica 16 febbraio del 2025 l’aveva passata in casa dei due uomini, zio e nipote, che erano stati sottoposti a fermo, e sono ora sotto processo in Corte d’assise a Milano, accusati di aver concorso ad ammazzare il 60enne con 38 coltellate, nella sua auto parcheggiata in piazza Omegna, nell’orario in cui andava in onda il primo tempo della partita. Un alibi perfetto che però altre testimonianze e le analisi di telefoni cellulari e traffico di rete avevano subito smontato. E il 29enne, che non è indagato, aveva ben presto corretto la sua versione: «La partita Juve - Inter l’ho vista a casa di un altro mio amico, mi sono sbagliato, scusatemi tutti, avevo paura», ha detto ieri a palazzo di giustizia a Milano a conclusione di un lungo interrogatorio, di fronte ai due imputati. Ma è un particolare che aggiunge domande in un caso giudiziario che resta, per l’improvvisa ferocia, ancora difficile da spiegare.
La cronaca dell’udienza in Corte d’assise a Milano sul Cittadino in edicola oggi 14 maggio e in digitale https://edicoladigitale.ilcittadino.it/vnp/pageflip/swipe/lodi/20260514lodi#/2/
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