Lodi, il giallo di piazza Omegna: lo zio in aula scagiona il nipote Gianì
DELITTO BOLZONI L’omicidio con 38 coltellate domenica 16 febbraio 2025, in due sono in carcere da più di un anno e mezzo in attesa del giudizio
Lettura 1 min.Per la prima volta davanti ai magistrati, la Corte d’Assise di Milano, il 51enne di Crespiatica Roberto Zuccotti ha affermato con decisione che suo nipote Andrea Gianì, 31 anni, di Lodi, non c’entra niente con l’omicidio di Roberto Bolzoni, il 61enne di San Fereolo trovato morto per 38 coltellate il 18 febbraio 2025, nella sua Volkswagen Golf bianca parcheggiata dalla serata della precedente domenica 16 febbraio in piazza Omegna a Lodi. Zuccotti però ha continuato a professarsi innocente durante l’interrogatorio in aula a Milano lunedì mattina: «Ero andato a fare un giro in auto con Bolzoni, come succedeva molto spesso, ma quando l’ho salutato e sono tornato a casa a piedi era ancora vivo». Gianì dal canto suo continua a ribadire che quella sera era rimasto in casa, a guardare le partite con Internet, versione che lo zio ha confermato. Il Pm di Lodi Martina Parisi ha messo sul tavolo un nuovo asso nella manica della pubblica accusa: i carabinieri avevano trovato a casa di Zuccotti un quadernone usato come diario, con il primo appunto relativo proprio a domenica 16 febbraio. Non una prova ma sicuramente un elemento suggestivo di uno stato di ansia. Diario inevitabilmente interrotto cinque giorni dopo, per l’arresto. Intanto il consulente delle difese Marzio Capra ha ridimensionato il “peso” dei numerosi esami genetici del Ruis alla ricerca di tracce di sangue su abiti e scarpe dei due indiziati, Zuccotti e Gianì ma la Procura ritiene che tra la sera del delitto e l’arresto Zuccotti possa essersi liberato, con l’aiuto di altri, di un sacchetto di vestiti. Verdetto atteso per fine ottobre.
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