LODI Terminato il restauro, le lapidi dei caduti dell’antifascismo brillano per il 25 aprile VIDEO

INAUGURAZIONE Il taglio del nastro ieri, alla vigilia della festa della Liberazione

Lodi

Inaugurato ieri, nell’ambito delle manifestazioni del 25 aprile, il restauro delle lapidi dei caduti antifascisti al cimitero Maggiore di Lodi.

. Video di Alexandru PloiesteanuLodi, tagliato il nastro al monumento ai caduti antifascisti

Alla cerimonia erano presenti, insieme al primo cittadino Andrea Furegato, all’ex sindaco Lorenzo Guerini, la consigliera regionale Roberta Vallacchi, la restauratrice Cecilia Gnocchi, i rappresentanti dell’Anpi e gli esponenti del comitato promotore del restauro, l’ex primo cittadino Aurelio Ferrari, Luigi Trabattoni, Luca Corvi, Giuseppe Mulazzi e Leonardo Rudelli.

Non sono mancati momenti di commozione, come quando Ferrari ha ribadito l’importanza, in un momento storico così critico, all’adesione al diritto in generale, alla libertà , ai principi della democrazia, alla ricerca del dialogo e del confronto tra le nazioni. «Anche noi, come cittadini italiani - ha detto con il groppo in gola - siamo chiamati a fare la nostra parte. Vogliamo dire alle persone che qui sono ricordate che vogliamo continuare la loro opera e ringraziarle per ciò che ci hanno dato. Questo lavoro è inserito talmente nel 25 aprile che celebreremo domani».

Il lavoro di restauro ha compreso il rifacimento della scritta sui gradini del sacrario “I lodigiani caduti per la libertà nella guerra di popolo contro il nazifascismo qui vivono della propria gloria e del nostro riconoscente amore”.

I nomi che figurano sulle lapidi sono, oltre ai martiri del Poligono, i morti nell’assalto al distretto militare di via Fanfulla (24 aprile 1945) a cascina Strolega (26 aprile), di cascina Benzona a Crespiatica (26 aprile), nella strage di porta Cremona (26 aprile) e nella cascina Torre de’ Dardanoni di Lodi Vecchio (27 aprile). «L’idea del restauro - ha ricordato Mulazzi - è nata tra noi, chiacchierando davanti a un caffè. Ringraziamo i tanti cittadini che hanno aderito e che ci hanno consentito di mettere in pratica i valori della Resistenza in cui crediamo, in un momento in cui, invece, sono svalutati e annacquati».

«È un bel gesto di partecipazione civica autentica - ha detto Furegato ringraziando -. Qui ci sono tanti nomi che hanno animato la Resistenza nel nostro territorio. Si rinnova il legame di Lodi con la sua esperienza resistenziale. La ricerca storica fa emergere sempre più aspetti che non conoscevamo, ci danno lo sguardo di anni terribili, quando uomini e donne hanno salvato la Repubblica e la dignità nazionale. Quella di oggi è un’azione di patriottismo nazionale e lodigiano. Spero che questo atto possa generare altre azioni di solidarietà nella nostra città. Avrete il nostro sostegno. Grazie a tutti e buon 25 aprile».

«Il progetto - ha ricordato Mulazzi moderando l’incontro - è iniziato 5 mesi fa, per caso, chiacchierando tra noi al bar, ci ha permesso di mettere in pratica i valori in cui crediamo, in questi tempi bui, in un momento in cui i valori della Resistenza sono svalutati e annacquati. Libertà, uguaglianza, sussidiarietà sono dimenticati e la memoria è minacciata».

«Ringrazio il comitato e chi mi ha voluto coinvolgere - ha detto l’ex sindaco Lorenzo Guerini -, è una iniziativa molto bella dal punto di vista del recupero e del significato politico, civico e democratico che questa operazione ha messo in campo. Coltivare la memoria è anche coltivare i luoghi della memoria, coltivare la memoria è fare i conti con la storia e il giudizio sulla storia; la memoria non è un esercizio comodo, è un esercizio esigente, che chiede una interpretazione corretta della storia, non è sentimentalismo, è un esercizio politico.Ringraziamento chi ha realizzato questo progetto, a partire dalle restauratrici impegnate in un’azione anche politica e simbolica. È stato detto che viviamo tempi difficili, da molti punti di vista. Le menti vanno al desiderio di pace e giustizia, ma sono difficili anche per lo stato di salute delle democrazie. Domani è il 25 aprile, si ricorda la Liberazione da cui è nata la Costituzione, che ha dato corpo a un sistema democratico fatto di rispetto, tolleranza, equilibri di poteri: la democrazia è questa, non è votare ogni 5 anni, è un sistema in cui ci sono equilibri, controlli; siamo in un momento di difficoltà. La democrazia è vista come un elemento ostativo . Il voto è fondamentale, è il principale esercizio democratico, ma si inserisce all’interno di un sistema di equilibri di poteri, di controlli incrociati, di garanzie: la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Quando ricordiamo come oggi persone che hanno dato la vita per la riconquista della democrazia, non fermiamoci all’omaggio, pensiamo all’impegno che da questa testimonianza deve scaturire da ciascuno di noi».

«Sono molto contenta di questa iniziativa, custodire la memoria è di fondamentale importanza - ha aggiunto la consigliera regionale Roberta Vallacchi -, ci riporta a quello che è accaduto, che rischia di ripetersi in un contesto internazionale preoccupante. Vengo spesso al cimitero Maggiore, faccio mia una frase di Giovanni Raboni che diceva che una comunità è fatta dai suoi vivi e dai suoi morti. Questa continuità tra la città e il cimitero non è banale. C’è chi ha donato la vita per la libertà e la democrazia di cui possiamo godere e che si inserisce in questo contesto di ricordo. Le ricordiamo come le persone che sono a noi legate affettivamente e che sono qui. Sono parte della nostra comunità. Passato, presente e futuro si uniscono. Sosterrò tutte le azioni che seguiranno».

«La curiosità della composizione del comitato - ha concluso per il comitato l’ex sindaco Ferrari - è che tutti abbiamo avuto ruoli nell’amministrazione comunale: chi con ruoli di tipo politico, chi dirigenziale al più alto livello. È stata un cosa capitata a caso, ma testimonia ahce quando ci si impegna per la propria città poi non si smette di interessarsi ad essa. E non è certo questo l’unico esempio. Oggi riconsegniamo alla città questo monumento e lo facciamo perché molti hanno accolto il nostro invito a partecipare, molti cittadini e molte associazioni importanti. Non posso ricordare tutti i privati cittadini perché ci vorrebbe tempo e molti hanno preferito contribuire in totale spirito di gratuità. Mi imito solo a citare le associazioni. Abbiamo avuto il contributo dell’Anpi sezione di Lodi, del circolo Archinti, dell’Aned di Milano, del Coged, della Socrem e della Banca di credito cooperativo Centropadana. Mi piace citare anche Margherita Baldrighi che è una semplice cittadina (nota anche per la pubblicazione di due libri che raccontano la storia dei suoi nanni internati militari, ricordati anche in una marmetta in piazza Castello e per i suoi plurimi incontri di storia nelle scuole, ndr) ma porta avanti la cura delle pietre d’inciampo che costituiscono per noi il richiamo quotidiano che incontriamo sulle nostre strade. E poi, come dicevo, di tanti cittadini, molti dei quali hanno parenti ricordati in queste formelle. Abbiamo avuto anche il contributo di due cittadini tedeschi, il cui nonno era stato un militante antinazista e il cui padre, dopo aver denunciato legalmente Hitler, ha dovuto rifugiarsi in Svizzera».

«Un ringraziamento - ha aggiunto Ferrari - va anche alle tre restauratrici Cecilia Gnocchi, Deborah D’Elia e Daniela Gatti, ma anche all’architetta Eleonora Ariano per il lavoro di coordinamento con la Soprintendenza».

«Quando ci siamo costituiti - ha aggiunto l’ex primo cittadino - erano in corso la guerra in Ucraina e a Gaza per citarne solo due, senza dimenticare le innumerevoli guerre attive in tutto il mondo. Altre guerre sono iniziate dopo, come in Libano e Iran e sono arrivate altre iniziative all’insegna della divisione e della sconfessione del diritto internazionale, come in Venezuela e a Cuba. Credo sia proprio il momento storico, così incerto e preoccupante, che richiama il nostro impegno a una testimonianza di adesione esplicita al diritto in generale, alla Libertà, ai principi della democrazia, al diritto e alla dignità di tutte le persone, in qualunque situazione si trovino, ma anche a uno sforzo continuo e inesausto di ricerca del dialogo e del confronto tra le nazioni».

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