Meno “micro” e con più innovazione,
le aziende lodigiane cambiano pelle
LO SPECIALE Presentato nella sede della Zucchetti il dossier sulle Pmi del territorio
Nel Lodigiano cala il numero delle microimprese a vantaggio di realtà mediamente più grandi. Dal 2016 al 2024 il tessuto produttivo provinciale ha perso 1257 imprese, pari a - 8,50 %. Mentre l’occupazione, dopo il picco negativo del 2022, è tornata a crescere. Sono solo alcuni dei dati fotografati dallo speciale “L’Oscar delle Pmi lodigiane” presentato ieri pomeriggio all’auditorium del Zucchetti Village a Lodi e in uscita oggi con “il Cittadino”: 610 le aziende oggetto dell’indagine quest’anno, selezionate sulla base dei ricavi di vendita compresi fra 1 e 10 milioni di euro.
. L'Oscar delle PMI presso il nuovo Auditorium Zucchetti a Lodi
All’ombra della “vela” Zucchetti, ieri il direttore Lorenzo Rinaldi ha dialogato con i ricercatori dell’università Cattolica e dell’Osservatorio Pmi di Confartigianato Lombardia, con i rappresentanti del mondo delle imprese e dell’economia, affrontando le nuove sfide a cui sono chiamati gli imprenditori e l’ingresso dell’intelligenza artificiale in azienda. Il saluto del governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana ha aperto il panel, ospitato per la prima volta dal gruppo Zucchetti nella sua sala congressi. «Il purpose della Zucchetti è “Noi innoviamo per migliorare la tua vita” e ovviamente intendiamo la vita lavorativa dei nostri clienti, che sono le aziende e in particolare le Pmi, da cui siamo partiti per realizzare soluzioni per i commercialisti e adesso anche per le grandi imprese. Quindi Zucchetti nasce proprio per semplificare e digitalizzare alcune attività grazie ai software, alle soluzioni informatiche, e utilizzando sempre la tecnologia come fattore abilitante» ha spiegato Cristina Zucchetti, presidente del Gruppo. La presidente di Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi, Sabrina Baronio ha sottolineato il valore dell’indagine condotta sulle Pmi e lo sforzo che le imprese stanno compiendo per adattarsi ai nuovi strumenti, assicurando pieno sostegno della categoria: «La nostra associazione le affiancherà in questa nuova strada».
Del resto, come hanno indicato tutti gli attori al tavolo, la stessa intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità enorme per la crescita delle aziende. Tanto più se piccole. In base ai dati aggiornati al 2025 e riportati dai ricercatori Daniele Cerrato e Arcangela Ricciardi dell’Università Cattolica, nel Lodigiano le imprese attive sono 13.483 per un totale di 48.058 addetti, concentrate per lo più nel Basso e Centro Lodigiano e nei settori del commercio (1 su 5), delle costruzioni e del manifatturiero. Nel confronto con altre province, a parte l’area di Milano che segna una crescita delle imprese e Monza-Brianza che è stabile, Cremona, Mantova, Monza Brianza e la stessa Lodi registrano un calo. Nello specifico, sul territorio lodigiano è diminuito il numero di società di persone e salito quello delle società di capitali, a indicare un mutamento nel modo di fare verso forme più organizzate. Altro dato macro analizzato è quello relativo all’export, che dal 2021 ha visto una crescita importante superando i 5 miliardi nel 2022, sfiorando quasi i 6 nel 2023 e i 7 nel 2024.
Per poi segnare una frenata nei primi trimestri del 2025. Per comprendere la bontà o meno del 2024 la ricerca dell’Università Cattolica ha ragionato poi sui ricavi di vendita, in crescita nei settori chiave come il commercio al dettaglio (+3,4%) e altri servizi (+6,6%), mentre calano nelle costruzioni (-10,88 %). Arrivando alle conclusioni, i ricercatori hanno sottolineato come la redditività in linea con gli anni precedenti e la crescita sia pure modesta degli investimenti, segnalano una certa solidità delle imprese lodigiane.
Le realtà attive sono 13.483 per un totale di 48.058 addetti, per lo più presenti nel Basso e nel Centro Lodigiano
Le stesse, passate in filigrana dall’Osservatorio Pmi di Confartigianato Lombardia, mostrano quella volontà di stare al passo coi tempi, pur tra le difficoltà, sottolineata dalla presidente Sabrina Baronio. A dirlo è il sondaggio condotto dall’Osservatorio tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 e illustrato dalla ricercatrice Licia Redolfi, secondo cui gli imprenditori considerano l’intelligenza artificiale un’opportunità per rafforzare la propria tradizione e proiettarsi con fiducia nel futuro. Cinque i temi chiave affrontati nel report: investimenti, competenze, intelligenza artificiale, imprese e giovani.
Quest’anno le micro-piccole imprese che hanno fatto almeno un investimento sul digitale si attestano al 63,5 %, valore superiore rispetto al 58 % dell’anno precedente, che indica un’inversione del trend.
Quanto alle forme degli investimenti le imprese prediligono la formazione del personale in azienda. La propensione a credere nella nuova frontiera del digitale è poi generazionale: nelle aziende gestite da imprenditori under 40 infatti è infatti evidente una maggiore facilità a scommettere su strumenti di Intelligenza artificiale, usati per lo più come assistenti digitali. Viceversa gli over 40 ammettono di non farne uso perché non ne conoscono le potenzialità. Persino la presenza di dipendenti under 30 si lega a un maggior uso di strumenti digitali.
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