
Cronaca / Basso Lodigiano
Martedì 03 Settembre 2024
CASTIGLIONE General Ricambi, nubi nere su cinquanta lavoratori
C’è ancora attesa per l’apertura della procedura di licenziamento collettivo. Intanto non sono arrivati gli stipendi di luglio
I lavoratori di General Ricambi di Castiglione d’Adda riprendono da dove si erano lasciati prima delle ferie: è ancora attesa per l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per 50 lavoratori su 94 e per le disposizioni del tribunale sulla possibilità di accedere a un Concordato in continuità. Soprattutto però non sono ancora arrivati i pagamenti dello stipendio di luglio, e ci sono crescenti timori per l’erogazione del trattamento di fine rapporto a chi ha trovato altre soluzioni lavorative e vorrebbe lasciare l’azienda. A luglio General Ricambi aveva annunciato una profonda ristrutturazione aziendale che passava dalla cessione di un ramo d’azienda a una società imparentata per avviarsi nel mercato della componentistica auto di nuova generazione elettrica, con il tentativo di proseguire l’attività di manutenzione per il mercato auto tradizionale, servito fino a oggi. Nel duplice passaggio, 19 lavoratori sono destinati alla nuova società, 25 a garantire le lavorazioni tradizionali. Per 50 dipendenti, invece, il destino è quello dell’uscita dall’azienda. La proprietà si è resa disponibile a valutare l’applicazione di cassa integrazione straordinaria e mettere sul piatto una buonuscita, ma finora non ci sono stati passi in avanti, e anche la stessa procedura di licenziamento collettivo, già annunciata, a ieri non risultava formalmente attivata. Tutto il piano avrebbe subito un rallentamento per via di agosto con lo smaltimento delle ferie e per l’attesa rispetto alla possibilità di aderire alla forma del Concordato in continuità per mettere in sicurezza il proseguo dell’attività produttiva. Per i lavoratori però il problema è un altro, perché dopo la mensilità di giugno erogata in ritardo, ora quella di luglio non risulta essere stata ancora corrisposta. E alcuni lavoratori che vorrebbero lasciare l’azienda temono la mancanza delle risorse necessarie a liquidare il trattamento di fine rapporto. «Abbiamo chiesto e siamo in attesa di un incontro con l’azienda proprio per discutere di tutti questi aspetti, dal pagamento dei salari alle rassicurazioni sull’erogazione del Tfr - spiega Giuseppe Rossi, segretario della Fim Cisl -. L’azienda deve dare segnali concreti di voler proseguire nel piano senza penalizzare i lavoratori più di quanto già sia prevedibile».
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