GRAFFIGNANA Potatura selvaggia, un appello ai Comuni per la tutela degli alberi

«La capitozzatura è una tecnica dannosa»

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«La capitozzatura è la più dannosa tecnica di potatura degli alberi, i Comuni la abbandonino». L’ambientalista di Graffignana Maurizio Cremaschi sprona le amministrazioni locali a una reale attenzione all’ambiente nel momento in cui riprende la stagione delle potature.

La capitozzatura è quella tecnica di potatura che prevede un taglio del fusto e dei grossi rami per ridurre le dimensioni dell’albero. «Ma è una tecnica inadeguata alla riduzione delle dimensioni, e in generale non riduce il pericolo che l’albero cada, anzi ne alza notevolmente le probabilità nel corso del tempo – spiega Maurizio Cremaschi -. Infatti, il taglio indiscriminato di fusto e rami lascia dei monconi. Attraverso questi tagli, funghi e malattie possono penetrare nel fusto e indebolirlo, e per compensare la perdita di fogliame l’albero produce subito nuovi rami anche più lunghi, ma più superficiali e deboli. Senza contare l’effetto estetico di un albero capitozzato. Insomma, invece di preservare le piante, con tutto quel che vale in termini di contrasto all’inquinamento, la capitozzatura le indebolisce, le espone a malattie e ne abbassa notevolmente l’aspettativa di vita».

In passato Cremaschi ha scritto anche ad alcune amministrazioni comunali spiegando tutti i motivi del No alla capitozzatura, ma anno dopo anno nessun Comune sembra avergli dato ascolto. «Eppure, in alcuni grandi Comuni, a partire da Milano, ne è stato inserito il divieto nel regolamento – continua Cremaschi -. Tutti i Comuni dovrebbero vietarlo. A Graffignana questa mia proposta è in corso di valutazione, e spero possa fare da apripista. Così come spero in un ravvedimento delle imprese esecutrici dei lavori, che ben conoscono le conseguenze di questa tecnica e che potrebbero quindi consigliare diversamente le amministrazioni pubbliche».

Non sono stati capitozzati, ma hanno creato polemica lo stesso a San Colombano le potature degli alberi di via Boccaccio. L’amministrazione ha spiegato che si è trattato di un intervento necessario per la sicurezza, ma una residente, Stefania Bordoni, non ci sta: «Qui ci sono pini, cedri del Libano, cedri deodara, e ognuno andrebbe potato in modo diverso, non tutti con lo stesso taglio indiscriminato e con uno sfoltimento assurdo delle fronde». Le potature si sono appena avviate, ma le polemiche sugli alberi già corrono.

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