MARUDO Crisi aziendale alla Condevo, mercoledì confronto in Prefettura
Azienda e parti sindacali si incontreranno per un chiarimento
Marudo
Crisi aziendale alla Condevo, mercoledì 4 ottobre ci sarà il confronto tra azienda e parti sindacali davanti il Prefetto di Lodi. Dopo un primo periodo di cassa ordinaria tra primavera ed estate, la ditta di componentistica per caldaie di Marudo e Vidardo ha chiesto l’attivazione di un secondo periodo di cassa da 13 settimane, rifiutando la proposta dei sindacati di trasformarlo in Contratto di Solidarietà, meno impattante per i lavoratori.
Su richiesta dei sindacati trasmessa la settimana scorsa, la Prefettura di Lodi ha comunicato a tutte le parti in causa l’invito a un incontro mercoledì mattina per esaminare i profili di criticità sollevati dalla Fiom Cgil e dalla Fim Cisl. L’invito è stato trasmesso anche al Comune di Marudo, che ha già confermato la sua presenza, e alla Provincia di Lodi. In Condevo, ex Giannoni, lavorano oltre 100 persone, soprattutto di Vidardo e di Sant’Angelo. E al di là della situazione puntuale, la richiesta dei sindacati di andare davanti il prefetto ha il sapore di una richiesta di chiarimento di lungo periodo sulle prospettive dell’azienda, anche alla luce dei cambiamenti normativi in arrivo.
La cassa integrazione era stata attivata in primavera ed è stata nuovamente richiesta a settembre per 105 dipendenti. Dal punto di vista tecnico, i sindacati avrebbero preferito l’applicazione di un accordo di Solidarietà, che offre maggiori garanzie occupazionali e sulla tenuta aziendale. Perché il non detto è proprio questo, cioè che la cassa integrazione di oggi sia il preludio a un disimpegno nei siti lodigiani di Marudo, dove ha sede, e di Vidardo. Nel 2029 l’Unione Europea ha previsto la fine della vendita e dell’utilizzo delle caldaie a gas, sulla cui componentistica oggi Condevo lavora. Al momento non sono stati presentati piani di riconversione delle tecnologie, e peraltro l’ultima riconversione una decina d’anni fa, per il passaggio dal turbogas alla condensazione, costò 70 esuberi. Nel frattempo, l’azienda non ha però smesso di investire, ma l’ha fatto all’estero, realizzando un nuovo stabilimento nel 2016 in Macedonia, sito produttivo su cui ha continuato a investire con un ulteriore ampliamento nel 2018. Per questo i sindacati chiedono chiarezza, e cercano il supporto delle istituzioni.
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