«Mazzette per mettere più protesi»: un dentista dell'ospedale di Sant’Angelo ha patteggiato due anni

Secondo l’inchiesta della Finanza a diversi pazienti sarebbero stati fatti interventi eccessivi

Ha patteggiato due anni di reclusione G.C., dentista a contratto che lavorava per 30 ore la settimana per l’Asst di Lodi, in un ambulatorio dell’ospedale Delmati di Sant’Angelo, che era finito agli arresti domiciliari nel maggio scorso all’esito di un’indagine della guardia di finanza di Milano che ipotizzava corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e relativa associazione a delinquere, coinvolgendo in tutto una dozzina di indagati tra i quali un altro odontoiatra a contratto presso un ospedale a Milano, e anche altri tre odontoiatri, rimasti a piede libero.

L’ipotesi della Procura ambrosiana è che i dentisti impiantassero sui loro pazienti più protesi di quelle realmente necessarie, per incrementare così il fatturato della società che le commercializzava le protesi, ottenendo in cambio o “mazzette” in denaro contante o protesi a prezzi scontati per gli ambulatori privati che gli stessi dentisti tenevano aperti, legittimamente e contemporaneamente alle prestazioni presso la Sanità pubblica. Con il gup di Milano Lorenza Pasquinelli ha patteggiato, tre anni e mezzo di carcere, anche la legale rappresentante della società fornitrice delle protesi.

«L’Asst di Lodi, come prevede il Sistema sanitario nazionale, fornisce gratuitamente ai pazienti solo le prestazioni del “livello essenziale di assistenza” - spiega il Dg dell’Asst lodigiana Salvatore Gioia -, che non riguardano questa inchiesta. Le protesi- fatto salvi casi particolari e di disabilità - sono invece a carico dei pazienti. In questa vicenda quindi l’Asst non avrebbe subito un danno economico diretto, ma sicuramente la Corte dei conti potrebbe quantificare un danno d’immagine. Dal canto nostro come azienda abbiamo “congelato” la liquidazione di questo professionista, in attesa che si definisca proprio l’aspetto del danno, e si è avviato anche un procedimento disciplinare, che è retroattivo. Non appena saputo dell’indagine, comunque, questo medico aveva spontaneamente presentato le dimissioni». Con la scelta del patteggiamento, l’Asst non si è potuta costituire parte civile, ma resta aperta la possibilità di una causa, qualora se ne ravvisassero gli estremi. Dall’inchiesta era emerso che l’odontoiatra, da diversi anni nell’ambulatorio del Delmati, sarebbe stato soprannominato da uno dei presunti correi «l’imperatore». Finora sono stati sei i patteggiamenti ma l’inchiesta comprende anche un altro filone.

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