SANT’ANGELO Codice rosso: uomo in cella per scontare oltre sette anni
Giustizia Condannato per aver costretto la moglie a rapporti e aver maltrattato anche le loro bambine
Lettura 1 min.Un 32enne di Sant’Angelo è stato arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri del comando provinciale di Lodi in esecuzione di una condanna definitiva a 7 anni e mezzo di reclusione, a seguito di una condanna inflitta due anni fa dal tribunale di Lodi per le accuse di maltrattamenti in famiglia aggravati e violenza sessuale. La corte d’appello aveva confermato la pena e la Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai difensori. La carcerazione pone fine all’iter del “codice rosso” che si era aperto nel novembre del 2020 con la querela sporta dalla moglie, che si era rivolta anche a un centro antiviolenza territoriale per chiedere aiuto, lamentando aggressioni tra le mura domestiche e pesanti vessazioni, anche alle figlie.
La difesa nel corso del processo aveva insistito sul fatto che sarebbero stati solo i racconti della moglie la fonte di prova di quanto sarebbe accaduto nel corso del matrimonio a partire dal 2017, ma agli atti c’erano anche foto ritenute indicative di maltrattamenti subiti dalla figlia maggiore, che la donna, straniera, aveva avuto da un precedente matrimonio. Proprio questa bambina secondo l’accusa avrebbe subito più delle altre dal padre: sarebbe stata castigata impedendole di vedere la Tv e facendole saltare alcuni pasti, quando ancora non aveva compiuto otto anni. La moglie, che all’epoca della denuncia aveva già avviato l’iter per la separazione, aveva sostenuto che una volta il marito le aveva sbattuto la testa contro un muro, sotto gli occhi delle figlie, e che a seguito di un pestaggio avrebbe avuto anche un aborto spontaneo, circostanza però non accompagnata da referti medici. Il marito, in pendenza delle indagini, aveva anche ricevuto un ammonimento dal questore di Lodi, dopo che, allontanato dalla casa coniugale, si era ripresentato dalla moglie per riallacciare la relazione. Accusato anche di aver costretto la donna a rapporti contro voglia, si era difeso sostenendo che non poteva essere considerato violenza sessuale «perché era mia moglie».
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