Il Giubileo come cammino di conversione

Ieri sera 19 febbraio politici e autorità hanno incontrato mons. Rino Fisichella in vescovado

Lodi

Un “Colloquio” che si apre nel segno della memoria, a cinque anni esatti dalla notizia del primo caso di Covid nel territorio lodigiano, ma che subito si proietta nel presente e nel futuro, chiamando in causa la speranza insieme al Giubileo, per condividere «una visione di universale fratellanza animata da ispirazione evangelica ma anche positivamente laica, che insista su condono e clemenza, quali vie di solidarietà sempre percorribili nel recupero dei singoli e delle comunità alla responsabilità verso l’insieme». Il vescovo Maurizio, dopo il momento di preghiera in Cattedrale, ha accolto con queste parole gli amministratori, i rappresentanti delle istituzioni civili e militari, del mondo della politica, del lavoro e dell’associazionismo: tutto il territorio lodigiano simbolicamente riunito nel segno della speranza, con la presenza di monsignor Rino Fisichella, pro prefetto del Dicastero per la nuova evangelizzazione, che ha offerto una introduzione storica del Giubileo declinata in una proposta per la politica contemporanea. Innanzitutto, monsignor Fisichella ha chiarito la nascita “popolare” del Giubileo in epoca medievale, con il Pontefice di allora, Bonifacio VIII, sollecitato dai fedeli alla promulgazione dell’indulgenza giubilare. «Lo dico per ribadire che l’autorità costituita ha sempre bisogno di ascoltare il popolo: così anche il Giubileo non è un’istituzione calata dalla gerarchia; il popolo con la sua pietà, la sua capacità di vedere oltre, ha portato alla tradizione dei Giubilei che nei secoli si sono trasformati in una tappa di 25 anni». Giubileo come pellegrinaggio verso la Porta santa, ma prima di tutto come «tappa», come «una sosta che viene richiesta a tutti»: «La Chiesa, come ben anticipato da Agostino, ti chiede di fermarti un attimo, di cercare di capire chi sei, dove sei, dove stai andando, se stai riflettendo sull’essenziale o sull’effimero. Ti sta chiedendo di rientrare in te stesso. Se lo fai, allora inizi il tuo cammino e hai una meta davanti a te». «Il Giubileo ci spinge a parlare di speranza, ma io non devo parlare a semplici cittadini, ma a dei responsabili della cosa pubblica» ha proseguito l’arcivescovo, prendendo spunto da un celebre discorso di De Gasperi sull’unità dell’Europa pronunciato ad Aquisgrana nel 1952: “Siate lodati voi - affermò uno dei padri fondatori dell’Italia repubblicana -, voi che vi ribellate a questo pessimismo con l’esperienza della vostra storia, gridate forte la vostra fede nella speranza di un mondo nuovo, fondato sulla buona volontà, sulla pace, sulla difesa della libertà. Noi sappiamo che per non tradire questa speranza dobbiamo gettare il seme non della ingiustizia, ma della fraternità e della tolleranza, tendere a sciogliere le dissonanze, tentare e ritentare con tenace ottimismo la sintesi creatrice delle antitesi passate”. «Per sua stessa natura - ha commentato l’arcivescovo Fisichella - il cristianesimo, quando riflette sulla politica, non può fare a meno di dare voce alla sua vocazione universale, perché la verità tocca ogni singola persona nella sua esigenza intima di dare senso alla propria esistenza. L’universalità non si oppone alla singolarità, ma la inserisce in un orizzonte di senso che permette di essere se stessi ma in relazione. Qui prende posto il grande apporto che il cristianesimo ha dato alla cultura universale, che nessuno di noi può ignorare, credente o non credente, che è la centralità del concetto di persona».

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