Il viaggio nelle terre di Francesco
PELLEGRINAGGIO È iniziato da Ancona il percorso fra arte e fede che tocca Marche, Umbria e Toscana
Lettura 2 min.È iniziato da Ancona il pellegrinaggio dei Lodigiani che si trovano nelle terre di Francesco d’Assisi in occasione degli 800 anni dalla morte del patrono d’Italia. Proprio da Ancona il santo assisano partì per recarsi in Terra Santa per visitare i luoghi di Gesù e per portare il Vangelo presso i temuti infedeli di Saladino. La città di Ancona, detta la Dorica è stata una vera e propria sorpresa con le sue chiese, i suoi palazzi, i suoi vicoli, le sue colline alberate e naturalmente il suo mare, che la circonda completamente proprio come l’ansia di un gomito, da cui deriva il nome Ancona. Accompagnati da Silvia, una valente e gentile guida marchigiana, i pellegrini lodigiani, superato un forte temporale agostano, che ha impedito di iniziare al mattino la visita della città, hanno potuto ammirare delle vere e proprio bellezze architettoniche, come la chiesetta di Santa Maria della piazza, di epoca medioevale, ma che conserva al suo interno i resti del pavimento musivo di un’antica chiesa del IV secolo, e il bellissimo duomo di San Ciriaco, dedicato al santo che aiutò la regina Elena, madre di Costantino, a ritrovare i resti della Santa Croce di Gesù. La partenza dei pellegrini da Ancona è avvenuto dalla Mole vanvitelliana, una vera e propria isola costruita di fronte alla città, di forma pentagonale, che doveva accogliere coloro che arrivavano da terre lontane e sbarcando ad Ancona dovevano rispettare la cosiddetta quarantena. Un’opera architettonica del tutto unica in cui è possibile ammirare l’estro di colui che darà origine poi alla splendida reggia di Caserta, il Vanvitelli, appunto. Dopo Ancona è stata la volta di Assisi , città che diede i natali a San Francesco, situata sulle dolci pendici del monte Subasio. Assisi ha sempre un fascino particolare, perchè è come tornare indietro nella storia. La Basilica inferiore e la Basilica superiore, con gli splendidi affreschi di Giotto e di Cimabue, rappresentano delle perle preziose dell’architettura e della pittura italiana. La chiesa di Santa Chiara con all’interno il crocifisso che parlò a Francesco l’eremo delle Carceri, con il giaciglio dove si coricava all’interno di una grotta San Francesco, e la chiesetta di San Damiano hanno consentito ai pellegrini lodigiani di apprezzare e di valorizzare l’eredità di Francesco, uomo capace di ascoltare la voce del Signore, uomo di pace, uomo del silenzio, uomo capace di andare a riparare la chiesa proprio come gli aveva chiesto il crocifisso nella piccola chiesetta assisana. I primi due giorni del pellegrinaggio sono stati un’occasione anche per vivere dei momenti di preghiera come la celebrazione eucaristica nella Basilica inferiore, nella cappella di Santa Caterina e poi ancora all’Eremo delle carceri, dove i lodigiani hanno potuto apprezzare il silenzio di quel luogo che aiuta a meditare, a riflettere, a guardare il mondo con occhi diversi, proprio come Francesco che in quel luogo era solito ritirarsi per rientrare in se stesso, ma soprattutto per entrare in comunione con il Signore. Ancora tre giorni aspettano i pellegrini lodigiani che proseguiranno nel loro cammino alla scoperta dei luoghi della vita di Francesco che non sempre sono meta di pellegrinaggio, come Rivotorto , e poi la città di Gubbio , quella di Perugia e di Arezzo , per concludere in mezzo ai boschi che circondano La Verna e il monastero di Camaldoli , tutti i luoghi speciali e carichi di fascino e di spiritualità che riempiranno certamente gli occhi e il cuore dei pellegrini.
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