Dalla chimica alle spy story, Secondo Signoroni ha fatto scuola
L’intervista Lo scrittore lodigiano ha inventato il personaggio di Dario Costa, il “Maigret dello spionaggio”
Secondo Signoroni, lodigiano, è uno dei decani della letteratura di spionaggio. Il suo nome è comparso decine di volte sulla copertina di “Segretissimo”, la storica collana Mondadori, venduta in edicola: all’attivo vanta 23 titoli (il 24esimo è in arrivo a gennaio).
La sua è una produzione allo stesso tempo popolare e di nicchia: i lettori lo conoscono soprattutto grazie al personaggio del luogotenente Dario Costa, un uomo pacato, metodico, logico, che detesta la violenza.
Come nasce la sua passione per la scrittura e quando ha deciso di cimentarsi con i primi racconti? È vero che tutto è cominciato quasi per caso?
«È una storia che risale ormai al secolo scorso. Il primo libro è datato addirittura 1975, Qui commissariato di zona, vincitore del MystFest di Cattolica. Scrivere è sempre stata la mia passione: lo facevo per scaricare la tensione dopo una giornata di lavoro. La sera, mentre mia moglie stirava, io scrivevo a macchina: ho sempre avuto il pallino di inventare storie. L’anno seguente ho vinto ancora il MystFestival con il primo libro della trilogia sul tenente Petrosino, Petrosino e i baffi a manubrio».
Com’è stato il passaggio dal suo lavoro come chimico (ha lavorato per anni all’Eni) all’attività di scrittore? C’è un filo logico che lega questi due mondi apparentemente lontani?
«Sì, c’è una forte componente tecnologica che unisce questi due mondi: nei miei romanzi racconto spesso di strumentazioni, analisi chimiche, laboratori... Il mio lavoro mi ha offerto parecchi spunti per l’attività letteraria che ho portato avanti parallelamente».
Ha iniziato come giallista, poi ha virato verso la spy story: cosa l’ha spinta a cambiare rotta narrativa? E cosa ha trovato nel genere dello spionaggio che mancava nel giallo classico?
«Il personaggio di Costa è nato 1993. Ho iniziato restando nel filone del giallo e mantenendo i meccanismi di questo genere, ma mi sono allargato da un ambiente cittadino a uno scenario internazionale. Ho seguito l’evoluzione della geopolitica dal ‘93 ai giorni nostri, informandomi sulle vicende che hanno segnato i Balcani, il Medioriente... Ho sempre cercato di incentrare le mie storie in un contesto di attualità».
Dario Costa, il protagonista di molti dei suoi romanzi, è l’antitesi dell’agente alla James Bond. Come è nato questo personaggio e quali sono le sue qualità narrative più forti?
«Costa è un tipo metodico, tranquillo. L’hanno definito il Maigret dello spionaggio. È un uomo razionale, con i piedi per terra. Agisce solo se provocato. Un po’ mi somiglia: ho un carattere calmo, mi piace stare in casa. Mi definisco uno scrittore appartato. Fino a pochi mesi fa non avevo mai tenuto nemmeno un incontro pubblico a Lodi, la mia città».
Lei dà grande importanza alla componente ambientale e geopolitica nelle sue storie. Come si documenta prima di iniziare a scrivere e quanto tempo dedica alla ricerca?
«Fino a qualche anno fa ero un fruitore assiduo della Biblioteca di Lodi. Con Internet è diventato più semplice reperire informazioni. Le mie storie nascono spesso anche leggendo un titolo di giornale che cattura la mia attenzione, allora inizio a indagare su un determinato argomento. Il mio nuovo romanzo, Per un pugno di fango, che uscirà a gennaio, tratterà il tema delle terre rare in Africa. Il protagonista sarà ancora Costa. Scrivo un romanzo all’anno: la parte che mi diverte di più è quella della ricerca».
Chi sono scrittori di riferimento?
«Sinceramente, ho sempre cercato di non seguire le mode: ho preso ispirazione, ma credo di avere dato vita a un genere molto personale. Anche nei gialli non ho mai usato il detective classico, ma tanti investigatori».
Nel cassetto ha ancora tante idee, tra cui un possibile incontro tra Joe Petrosino, poliziotto italo-americano realmente esistito, e Madre Cabrini: ci può anticipare qualcosa di questo progetto e di cosa la intriga di più in questa ipotesi narrativa?
«L’idea mi stuzzica, perché storicamente i due potrebbero essersi incontrati davvero. Il problema è riuscire a fare accettare ai miei editori un romanzo con protagonista Petrosino. Mi piacerebbe riprendere questo personaggio soprattutto per l’ambientazione newyorkese di inizio Novecento. È un sogno che rimane nel cassetto, perché gli editori vogliono Costa. Sarà ancora lui il protagonista del romanzo che uscirà nel 2027».
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