Dario D’Ambrosi sarà cittadino onorario
di San Giuliano

IL RICONOSCIMENTO La consegna all’attore domenica alle 17.30 in piazza della Vittoria

Lettura 1 min.

È sempre di corsa Dario D’Ambrosi ma risponde subito al telefono. Racconta che in questi giorni deve raggiungere Bari per un convegno in Regione e poi si sposterà a Brescia con il suo ultimo spettacolo in teatro. Ma domenica sarà a San Giuliano Milanese. Il fondatore del Teatro Patologico riceverà domenica 4 ottobre, alle 17.30, in piazza della Vittoria, la cittadinanza onoraria di San Giuliano Milanese, la città dove è cresciuto e dove ha mosso i primi passi sul palcoscenico. Un ritorno che arriva in un momento particolare della sua carriera, mentre sta portando avanti due progetti che considera decisivi: il percorso scientifico per il riconoscimento della teatro-terapia e una battaglia perché il teatro possa entrare stabilmente nella scuola. «È un momento pazzesco - racconta - perché questa cittadinanza coincide con due passaggi per me importantissimi. Ho presentato un protocollo scientifico sulla teatro-terapia e voglio arrivare al suo riconoscimento come cura psichiatrica. E poi c’è il progetto perché il teatro diventi una materia nella scuola, dalla scuola materna al liceo. È qualcosa che potrebbe rappresentare una rivoluzione nel campo della disabilità, della didattica e dell’educazione». Il lavoro scientifico sulla metodologia del Teatro Patologico era già stato presentato alle Nazioni Unite a New York nel 2025 e nel 2026 è stata avviata a Ginevra una nuova ricerca sugli effetti neurologici della teatro-terapia. D’Ambrosi ha inoltre più volte sostenuto pubblicamente l’introduzione del teatro tra le materie scolastiche. Ma ora, la cittadinanza onoraria, lo riporta alle sue origini. «Tanti cerchi della mia vita si stanno chiudendo e uno di questi è proprio San Giuliano - continua - da qui sono partito quasi scappando e oggi torno per ricevere un riconoscimento. Per me c’è anche una sorta di riscatto di quella generazione di figli di meridionali che cinquant’anni fa viveva spesso ai margini. Sarà bello ritrovare tanti compagni d’infanzia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA