Elisa Bellin, il sogno dietro la tastiera. L’abbiamo incontrata in redazione e ha suonato all’ospedale di Lodi - La video intervista completa
Zorlesco La 14enne studia al Maffeo Vegio a Lodi e frequenta il Conservatorio di Piacenza
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Per la signora delle pulizie che giovedì alle 14 spazzava il pavimento all’ingresso del Maggiore, per gli incontri sui gradini e sulle scale mobili, per i bambini, gli ammalati, le persone tristi e quelle felici, a tutti loro Elisa Bellin regala la magia delle sue mani al pianoforte.
Di Zorlesco, a 14 anni frequenta il primo anno del Maffeo Vegio a Lodi e il Conservatorio a Piacenza. E da grande sogna di fare la pianista. L’abbiamo incontrata alla redazione de “il Cittadino” e poi, insieme, siamo stati nella hall dell’ospedale di Lodi dove un pianoforte a coda impolverato e muto da anni aspettava qualcuno che gli desse di nuovo voce. Lo ha fatto questa “cascata di riccioli” di cui un giorno sentiremo parlare ancora.
Nonno Federico, ex cameraman Rai, racconta che il tuo amore per questo strumento nasce un po’ da lui che suona un organo Hammond. È andata veramente così?
«Fin da quando ero piccola il nonno aveva l’organo a casa, io lo sentivo suonare e a volte mi mettevo lì a provare. Mi è sempre piaciuto e quindi sì, è stato lui che mi ha trasmesso un po’ questa passione, anche se nella mia famiglia tutti hanno suonato il pianoforte, quindi penso sia una cosa anche un po’ di famiglia».
Non è stata trasmessa a tuo fratello gemello però, che gioca al pallone e non s’interessa alla musica. Il tuo è stato un innamoramento immediato o è cresciuto nel tempo?
«Ho sempre amato la musica in generale, all’inizio però volevo cantare, imparavo le sigle dei cartoni animati e le cantavo. Così a otto anni ho chiesto ai miei genitori di iscrivermi a un corso di canto. I miei nonni mi hanno portata alla scuola Music Way di Codogno e lì ho incontrato la maestra di canto, ma mentre loro parlavano con l’insegnante, ho visto il pianoforte, mi ci sono seduta e ho proprio capito che volevo anche suonare quello».
Ti sei trovata a casa davanti a quei tasti. Il tuo curriculum è un elenco incredibile di premi e hai appena vinto un concorso a Brescia. Sei una studentessa del “Maffeo” e frequenti il Conservatorio di Piacenza, quante ore dedichi allo studio e quante al pianoforte per poter arrivare a questi risultati?
«In ogni cosa che faccio vorrei dare il massimo, quindi per la scuola in realtà studio praticamente da quando torno a casa dopo pranzo fino al pomeriggio verso le 16.30. E poi anche la sera, quando ho finito di suonare, dopo cena ripasso. Diciamo che iniziate le superiori è diventato un po’ più difficile concordare con gli orari, però cerco di fare due ore, due ore e mezza al piano al giorno».
Lo studio del pianoforte è sicuramente rigore, metodo. Riesci anche a divertirti?
«Sì certo. All’inizio, prima di eseguire un brano ci sono degli studi da fare per riuscire anche banalmente a rendere qualche passaggio difficile. Prima si pensa, diciamo, all’aspetto più tecnico del brano. Poi una volta che sai fare quello pensi anche all’aspetto emotivo ed espressivo e quella è la mia parte preferita, perché puoi anche esprimere te stessa, in quel brano».
Tra i grandi compositori c’è qualcuno a cui ti ispiri o che ti piace suonare?
«Il mio compositore del cuore è Bach, perché il brano più importante, difficile che ho fatto nel primo anno di pianoforte è stato un Minuetto in Sol maggiore e quindi mi sono proprio affezionata a lui. Ogni volta che faccio un brano di Bach sono entusiasta, perché mi ricordo la storia che ho con lui».
È bellissimo, si diventa amici in qualche modo, attraverso i secoli. A cosa pensi quando suoni, mentre sei al pianoforte? Sei talmente concentrata che pensi soltanto alle note oppure con la mente vaghi?
«A un concerto o un concorso all’inizio si è un po’ tesi, quindi si fa fatica a lasciarsi andare. Però appena metti le mani sul pianoforte e inizi a suonare, magari ai passaggi più difficili mi dico “Elisa stai attenta”, però mi concentro molto di più su quello che sento mentre suono. Quindi sì, penso a tutte le note, a fare giusti i passaggi, al tempo, però poi devi pensare a fare bella musica per l’ascoltatore e quindi penso di più proprio alle dinamiche, ai colori, per riuscire non tanto a far dire agli altri “quanto è brava tecnicamente” ma a fargli capire anche quello che sto provando io mentre suono».
C’è stato un momento in cui hai avuto una battuta d’arresto, in cui hai detto non “ce la faccio, è troppo pesante, troppo tutto”?
«I momenti no ci sono per tutti in qualsiasi ambito, quindi sì, magari quando iniziavo a studiare un brano che per me era troppo difficile, perché mi è sempre piaciuto fare i brani difficili perché mi spronano a fare sempre di più, pensavo di non riuscire a fare alcuni passaggi e mi demoralizzavo. Però poi con i consigli giusti e studiando, quando riuscivo a farcela ero contenta. Quindi sono più queste cose che ti tirano giù, il pensare di non riuscire a farcela, però poi quando ce la fai è bello».
Sei veramente molto giovane. Da grande ti immagini in giro per l’Europa a fare concerti oppure nei tuoi studi scolastici ti stai appassionando ad altro e vuoi fare per esempio il medico?
«Sono già molto decisa a voler fare questo anche da grande, perché vorrei fare appunto della mia passione il mio lavoro e ce la sto mettendo tutta. Spero magari di fare concerti per il mondo, mi piacerebbe molto viaggiare e far sentire la mia musica».
Quando non suoni cosa fai? E ascolti anche altra musica oltre alla classica?
«A me la musica piace tutta... cioè tranne la trap...»
Non vorrei farti una domanda “moralista”, ma tu che ti applichi con dedizione a una musica così complessa, che ha dei sedimenti molto lontani, cosa pensi dei messaggi a volte anche molto violenti che vengono trasmessi ai ragazzi come te dalla trap?
«Secondo me la musica è proprio uno strumento per lanciare un messaggio positivo e spesso invece in queste canzoni il messaggio è negativo. Che alla fine non è utile a nessuno e magari dà solo un cattivo esempio ai ragazzi».
Ti ho interrotta mentre stavi dicendo quale musica ascolti...
«Mi piace la musica rock, perché mio nonno ha l’Hammond... e quando torniamo dal Conservatorio ascoltiamo i Deep Purple in macchina. Li metto sempre e mi piacciono tantissimo. Poi gli AC/DC, oppure se andiamo sul metal anche i Metallica. Poi ascolto la musica leggera degli anni 60, Battisti, De André, Battiato, e musica pop, Taylor Swift o Lana del Rey. Non c’è proprio un genere che non ascolto mai».
Fellini diceva che la musica è pericolosa. Tu quando ti siedi al piano, come vivi invece la musica, che cos’è per te?
«Oltre a uno strumento per esprimere un messaggio, permette di esprimere proprio sé stessi, perché in un brano magari c’è un rigore di interpretazione in base al periodo di quell’autore o a come voleva interpretarlo, e qui parlo della musica classica, ma alla fine sei sempre tu che fai la tua personale interpretazione. Ho letto da qualche parte che secondo Bach la musica serve a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori. Quindi spesso nel mondo accadono cose brutte o qualcosa che ti fa stare male, però poi la musica aiuta a stare meglio». (intervista di Laura Gozzini e Alexandru Ploiesteanu)
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