Il giallo a sfondo sociale: la carriera di Gino Marchitelli

L’intervista «Non mi sono montato la testa, continuo nel mio umile lavoro letterario di raccontare e denunciare»

Gino Marchitelli ha scritto oltre 20 libri, tra romanzi noir, saggi di denuncia sociale e narrativa per ragazzi. È un autore noto per intrecciare indagini poliziesche con tematiche sociali, storici ed ha venduto più di 60mila copie nel corso della sua carriera. È diventato figura di riferimento nel panorama del noir italiano. Con il suo ultimo libro “Lago Nero” (Red Duck Edizioni, 2024) ha conquistato pubblico e critica. Presidente dell’associazione culturale “Il Picchio” di San Giuliano Milanese, Marchitelli si racconta in questa intervista, svelando la genesi della sua passione per la scrittura, le ragioni che lo legano al genere giallo-noir e i temi sociali che lo guidano nella creazione narrativa.

Com’è nata la passione per la scrittura?

«È nata in modo casuale nel 2011. Fin da giovanissimo amavo e amo tutt’ora leggere i classici francesi. Poi un giorno incontrai Vittorio Agnoletto, già portavoce del social forum 2001 di Genova, che mi invitò a scrivere un libro inchiesta sulle rivolte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere. Da questa “spinta” nascerà invece il libro “Morte nel trullo” che nel 2012 troverà pubblicazione grazie a un editore della provincia di Modena. Da lì iniziò il mio percorso che, incredibilmente, mi ha portato fino ad oggi».

Dal 2012 ad oggi ha scritto principalmente romanzi gialli, perché la scelta di questo genere?

«Perché il giallo-noir, da oltre vent’anni, è passato da un filone narrativo di serie B a una linea di scrittura e pubblicazioni di primo livello, grazie a grandissimi autori come Valerio Varesi, Carlo Lucarelli, Bruno Morchio. Sono stati loro a trasformare il giallo classico in indagini che scavano nelle parti più buie, più “nere”, dei problemi sociali. I protagonisti sono diventati la telecamera che scopre le contraddizioni sociali più nascoste della nostra società e porta i lettori a non voltarsi dall’altra parte. Nel giallo-noir ho trovato uno degli ambienti più adatti alle mie denunce sociali».

Il suo ultimo Romanzo “Lago Nero” ha raggiunto le duemila copie esaurite tra la prima e la seconda ristampa in soli sei mesi. Secondo lei, cosa ha colpito di più i lettori?

«Il libro colpisce i lettori per due ragioni: la prima perchè parla di tre giovani amici milanesi, Alan, Ginevra e Elio, tra i 17 e 19 anni, che utilizzando i social, finiscono per cacciarsi in un guaio esplorando una struttura abbandonata nei boschi sul lago Maggiore. Questa parte, oltre a colpire i giovani, aiuta i più adulti a scoprire cosa fanno gli adolescenti e a trovare chiavi di lettura ai loro comportamenti. La seconda ragione è che, riportando in forma narrativa la storia di un vecchio criminale di guerra nazista, scoperto dall’inchiesta televisiva di La7 100 minuti Lago Nero di Formigli, lo scorso 22 aprile 2024, ci aiuta a non abbassare la guardia nella difesa della nostra libertà e della Costituzione. La7 ha scoperto tutto, con nomi e cognomi, ha scoperto le connivenze con questi personaggi e lancia l’allarme. Ho ripreso questo “grido” e nel libro faccio in modo che non rimanga isolato e inascoltato».

Dopo anni di dedizione, è finalmente protagonista nei festival letterari più prestigiosi: cosa significa per lei condividere il palco con i grandi nomi del noir italiano?

«Beh... ovviamente fa molto piacere. Proprio in questi giorni sono stato a Verbania alla presentazione di Sandrone Dazieri e ho avuto l’onore di parlare con lui: “Ti conosco e ti ho sentito su radio popolare - mi ha detto - la tua storia, il tuo impegno, i tuoi libri”. Mi sono sentito trattato da autore riconosciuto. Ma non mi monto la testa, continuo nel mio umile lavoro di raccontare e denunciare, di organizzare festival e iniziative, con il piacere di essere considerato “amico” da molti autori e molte autrici».

Nei suoi libri c’è sempre una forte componente di denuncia sociale. C’è un tema che vorrebbe affrontare in futuro?

«Vorrei raccontare la storia sulla vita investigativa di un ispettore di polizia salentino, Tony Siccardi, che sto scrivendo da tre anni e che continuo ad interrompere perché accadono fatti che mi portano a scrivere altro, come nel caso di Lago Nero. Ed ora, sta cadendo di nuovo. Ho interrotto la scrittura perchè sento la necessità di portare al pubblico una storia di delitti che faccia riflettere sulla violenza e la pericolosità dei social. Voglio raccontare come i commenti social contro una ragazzina, del tutto gratuiti, possano uccidere e distruggere una famiglia intera. Questo sarà il tema, denunciare l’odio».

Lei è presidente dell’associazione culturale “Il Picchio”, a San Giuliano Milanese, per la quale organizzerà l’11esima edizione di un concorso letterario. Di cosa si tratta?

«Il Picchio è un’associazione che dal 2011 si occupa di organizzare e promuovere cultura, letteratura, spettacolo e tanto altro. Quest’anno è l’undicesima edizione di un concorso letterario internazionale che ha visto partecipare oltre 2.500 concorrenti e che ci ha fatto anche scoprire talenti che abbiamo poi aiutato a essere pubblicati da editori. Ci sono una serie di sezioni che consentono ai partecipanti di presentare le loro opere con una giuria che giudica e premia».

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