Il premio Ubu è lodigiano: Stefania Tansini vince l’Oscar del teatro italiano
L’attrice e danzatrice di San Colombano ha ritirato lunedì a Bologna il riconoscimento per la categoria Under 35
Stefania Tansini, giovane danzatrice e performer lodigiana, si è aggiudicata il Premio Ubu, il più prestigioso riconoscimento teatrale italiano, una sorta di Oscar per il teatro. La cerimonia di premiazione dei finalisti, valutati da una giuria di più di sessanta studiosi e critici teatrali italiani, si è svolta il 12 dicembre al Teatro Arena del Sole di Bologna. Ideato da Franco Quadri nel 1978, il premio prevede 17 categorie in concorso. Stefania Tansini è risultata vincitrice nella categoria Miglior attrice e performer under 35.
Classe 1991, nata a San Colombano al Lambro, la sua passione per il teatro e la danza risale ai tempi della scuola: «Ho cominciato alle medie a fare teatro con Luciano Pagetti – racconta - e ho frequentato la scuola di danza Borgo Insigne di San Colombano, con la quale collaboro ancora come insegnante». Poi Stefania ha preso il volo diplomandosi come danzatrice nel 2014 alla Scuola Paolo Grassi di Milano, e dando inizio a una serie di prestigiose collaborazioni con alcuni dei maggiori coreografi e artisti del panorama della danza contemporanea, tra cui Romeo Castellucci e i Motus, una compagnia che rappresenta un punto di riferimento per la ricerca di nuovi linguaggi espressivi. «Con loro – dice Stefania Tansini – ho potuto portare avanti anche un mio percorso personale di ricerca sul dialogo tra la danza e altri linguaggi, dalla musica all’arte visuale».
Lo spettacolo che le ha dato particolare visibilità è “Tutto brucia”, ispirato al testo delle “Troiane” di Euripide, dal quale poi è nata una performance solistica, che focalizza l’attenzione sul personaggio di Cassandra. Per Stefania il corpo «è da una parte un organismo in balia di continue metamorfosi, dall’altra una scultura in movimento che crea continue geometrie, sempre fluide e mai immobili». Il lavoro su Cassandra ha debuttato in novembre e ora è in tournée, ma Stefania sta già elaborando il suo prossimo progetto, che avrà per titolo “L’ombelico dei limbi”: «Un’esplorazione delle tematiche della follia che nasce dallo studio del teatro di Artaud e che ha sempre al centro la ricerca sul corpo e sul movimento ». Il premio Ubu per la categoria “under 35” è particolarmente significativo, perché non riguarda un singolo spettacolo: è un riconoscimento della personalità artistica nel suo complesso e di una carriera avviata a emergere nel panorama teatrale del futuro. Con Lodi Stefania mantiene un legame affettivo forte: «Qui vivono i miei familiari e ho vissuto qui per molti anni, perciò sono molto legata a questi luoghi. Diverso è il discorso professionale: il teatro di Lodi non ha una stagione di danza e non offre possibilità di residenze artistiche che sostengano la giovane danza d’autore». Agli artisti vincitori durante la premiazione degli Ubu è stato chiesto di scegliere una parola che definisca la loro idea di teatro. Stefania ha scelto “sguardo”: «Auguro al teatro di domani di non perdere uno sguardo libero da mode e tendenze predefinite, uno sguardo che faccia affiorare azioni vitali, folli, visionarie, inaspettate».
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