Il teologo che progettò l’attentato a Hitler, una serata su Dietrich Bonhoeffer

LODI Questa sera, alle 21, al Verri, una serata con Ludwig Monti, autore del testo “Dietrich Bonhoeffer. Esserci per il mondo”, accompagnato dalle letture sceniche di Luciano Bertoli e dall’esibizione al flauto di Flavio Ferrandi

Lodi

Stregato da Dietrich Bonhoeffer da quando a 17 anni gli regalarono il libro “Resistenza e resa”, le lettere dal carcere del grande teologo luterano. Ludwig Monti, autore del volume “Dietrich Bonhoeffer. Esserci per il mondo”, che questa sera sarà a Lodi, alle 21, nell’aula magna del Verri, considera il grande studioso di Breslavia del 1906 come un «personaggio unico e impareggiabile nel dipingere il volto del cristianesimo e di Gesù Cristo». Durante l’incontro di questa sera, promosso dal Meic insieme ad altri enti e associazioni (Comune di Lodi, Aned, Anpi, Azione cattolica, Fuci che hanno ottenuto il sostegno di Fondazione comunitaria, Acli, il Pellicano, Associazione monsignor Luciano Quartieri e «il Cittadino»), la relazione di Monti, dottore di ricerca in ebraistica, biblista e saggista, ex monaco di Bose, sarà accompagnata dalle letture sceniche di Luciano Bertoli e dall’esibizione al flauto di Flavio Ferrandi. La serata, promossa in concomitanza con il giorno della memoria, è intitolata “Esserci per il mondo. Dietrich Bonhoeffer: una vita responsabile”.

Dottor Monti, chi era Bonhoeffer?

«È una figura di altissimo valore, sia dal punto di vista teologico che della testimonianza civile. Ha studiato, divulgato la teologia, fatto conferenze su queste tematiche e poi quando è andato al potere Hitler, nel 1933 ha ritenuto suo dovere morale inserire accanto alla lettura di tipo più intellettuale e teologico, anche un impegno civile e quindi si è impegnato fondando insieme ad altri teologi la Chiesa confessante, una chiesa che si opponeva al regime; la cosa più importante è che Bonhoeffer, nella sua vita, ha cercato di compiere con grande travaglio di coscienza il tirannicidio: ha progettato un attentato a Hitler che purtroppo non è riuscito; quando hanno scoperto le prove di questa sua partecipazione al complotto è stato arrestato e portato in carcere. Da qui emerge la straordinarietà di questa figura: dal carcere, negli ultimi 3 anni della sua vita, ha scritto delle lettere all’amico Eberhard Bethge, ai famigliari e alla fidanzata, in cui ha cercato di mettere a tema sostanzialmente una cosa, cioè cosa vuol dire essere cristiani nella società contemporanea. Ha scritto in forma ancora abbozzata, perché sono scambi di lettere, delle cose che hanno cambiato per sempre il volto del cristianesimo. Ci sono un prima e un dopo Bonhoeffer nella percezione occidentale del cristianesimo».

Cosa vuol dire esser cristiani per il teologo luterano Bonhoeffer?

«Significa come riportato nel titolo del mio libro “Esserci per altri”, cioè vivere come Gesù ha vissuto, essere capaci di stare accanto agli altri, vivere in modo tale da favorire il dialogo e il bene comune nella società contemporanea e soprattutto fare questo non, e non solo, per un valore morale alto, ma perché così ha vissuto Gesù».

C’è di più dell’amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi

«Lui percepisce che nel mondo attuale ormai il cristianesimo è quasi irrilevante, non si impone più. Lui si chiede cosa voglia dire essere cristiani in un mondo in cui Dio potrebbe anche non esserci e cosa vuol dire essere cristiani in un contesto in cui Dio è concepito, lui dice, solo come un tappabuchi: fino a che ce la facciamo da soli con le nostre forze va bene, altrimenti imploriamo: “Dio aiutaci a fare ciò che non possiamo fare noi”. Lui si oppone a questo e dice: “Dobbiamo credere in Dio e stare davanti a lui come se lui non ci fosse”. Questo porta anche a una nuova visione della chiesa. Si trovava in un momento in cui la Chiesa luterana era tentata di scendere a patti con il nazismo e invece lui dice: “No, la Chiesa deve essere per il bene, la giustizia”. Cerca soprattutto di favorire una riforma della Chiesa luterana al suo interno. I pastori, dice, dovranno guadagnarsi il pane con il lavoro delle loro mani, mettere in comune i loro beni e dovranno vivere in comune. Lui era accusato di essere, all’interno della chiesa luterana, un criptocattolico: “Tu vuoi fare una vita monastica - gli contestavano -, come i cattolici”. La riforma luterana nasce infatti quando si rompe con la tradizione monastica e lui era accusato di voler ripercorrere delle strade di tipo cattolico».

Bonhoeffer come replica?

«Lui dice che il cristianesimo va aldilà del fatto che si sia luterani, cattolici o protestanti».

Il suo tentativo di riforma che esito ha avuto?

«La fortuna e sfortuna di Bonhoeffer è che le sue intuizioni così potenti sono state scritte nei tre anni del carcere. Aveva proposto un nuovo statuto di Chiesa dopo il regime nazista poi è morto su ordine di Hitler nell’aprile del 45 quindi molte delle cose che ha sostenuto sono rimaste dei semi che ha seminato, ma non ha potuto veder germogliare; sono però ancora lì per noi oggi, 80 anni dopo, come qualcosa che attende di essere interpretato e messo in pratica».

Come aveva risolto il dissidio di coscienza rispetto all’attentato a Hitler?

«Bonhoeffer scrisse “Resistenza e resa” e poi “Etica” che definisce il progetto della vita, come ci si deve comportare come cristiani nel mondo. In questo libro Dietrich scrive: “Quando c’è un pazzo che con la sua auto sul corso principale di Berlino falcia le persone e le uccide compito mio non è solo quello di andare a consolare i parenti delle vittime, ma di cercare di mettere i bastoni tra le ruote, salire sull’auto e, se necessario, anche colpire il pazzo, facendolo fuori in modo che non possa più nuocere”. Alla fine dice, con grande fatica, si è risolto a fare questo atto che non è bene, ma per un bene maggiore. La sua idea alla fine era di compiere il male minore; all’interno della cultura luterana una Chiesa che si opponeva al potere era vista male. “La Chiesa non può sostenere il potere se il potere è ingiusto”, sosteneva Bonheffer. Con molta difficoltà lui e altri si sono risolti a fare questo famoso attentato del 20 luglio del 44 che purtroppo non è andato in porto. Un generale che faceva il doppio gioco ha messo una bomba sotto il tavolo delle riunioni di Hitler, poi si è allontanato con una scusa. Qualcuno sotto il tavolo ha dato un calcio alla valigetta perché gli dava fastidio, la bomba era andata un po’ più lontano e quando è esplosa ha fatto diverse vittime nella stanza, ma non Hitler».

Lei ha conosciuto il pronipote di Bonhoeffer...

«È stata una casualità della vita. Vicino a San Gimignano c’è una comunità di 4 fratelli usciti da Bose che hanno fondato la fraternità di Cellole. Uno di loro è appassionato di musica e ha scoperto che a pochi chilometri di distanza, nel Senese, c’era un liutaio molto bravo che si chiamava Philipp Bonhoeffer. Il monaco di Cellole è andato a vedere chi era, ha scoperto che è il pronipote di Dietrich: è stato per anni un cardiologo pediatrico e poi quando si è ritirato (ha fatto anche cose di grande livello come la creazione di una valvola cardiaca innovativa) ha aperto un laboratorio, in questo borgo medievale, dove fa liuti in legno e organizza concerti, mostre, dibattiti. È stato molto commovente il nostro incontro. Ci siamo visti prima a Cellole dove ho presentato il mio libro e poi a maggio scorso sono stato con mia moglie, a casa di Philipp: abbiamo fatto una conferenza, lui mi ha addirittura regalato e commosso, perché abbiamo parlato di cose molto toccanti, la prima copia delle lettere dal carcere che Eberhard Bethge regalò, dopo la pubblicazione del’51, alla famiglia. È stato molto bello questo incontro, mi ha rivelato tante cose sulla famiglia. Philipp, invece, era interessato a sapere da me l’eredità del suo prozio dal punto di vista teologico».

Il libro come è costruito?

«La prima tappa ripercorre la prima produzione intellettuale, la seconda è dedicata alle lettere dal carcere per dimostrare che sono l’eredità imperitura che Bonhoeffer ci ha lasciato».

Quali sono i suoi prossimi progetti?

«A marzo arriverà un mio libro intitolato Seguimi!” che spiega come seguire Gesù nel Vangelo di Marco e poi una cosa simpatica e spero interessante: tra maggio e giugno uscirà un libro su tennis e Bibbia; io tengo sul mensile “Il tennis italiano” una rubrica che mette a confronto tennis e vita spirituale, tennis e Bibbia. Questo libro sarà un alfabeto spirituale del tennis, a partire dalla Bibbia. Il titolo, basato su un gioco di parole, sarà “Bibbia open”.

Mi tolga una curiosità, lei ha anche origini tedesche?

«No no, le mie origini sono romagnole, della provincia di Forlì, ho avuto questo nome solo perché i miei genitori sono appassionati di Beethoven».

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