La crisi e il coraggio di ripartire nel nuovo romanzo di Chiara Maci
BOOK CITY Ieri la food blogger ha presentato nella sede dell’Erbolario il suo libro che descrive il rapporto tra una madre single e la figlia
Lettura 1 min.«È un libro dedicato a tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio di fare entrare la luce in una stanza buia. La luce del cambiamento, della rinascita, della consapevolezza». “Quelle due” (Mondadori), il primo romanzo firmato da Chiara Maci, nota al pubblico soprattutto come food blogger e volto televisivo legato a programmi di enogastronomia, racconta una storia delicata e attuale in cui emerge il rapporto tra una madre single, Adele, e la figlia adolescente e “arrabbiata”, Mia. «Ma non parla solo di famiglia monogenitoriale: si parla soprattutto di amore e della famiglia che ti scegli – ha raccontato Chiara Maci durante la presentazione in scena ieri nella sede dell’Erbolario, all’interno del cartellone di “BookCity Milano anche a Lodi” –. Ho scritto questo romanzo perché mi sono sentita pronta ad affrontare determinate tematiche. Dovevo fare pace con alcune crepe del mio passato: ho iniziato quando ho capito di avere elaborato il lutto. Ho voluto raccontare una storia che in parte ho vissuto anche io, però attraverso altri occhi, con l’obiettivo di arrivare a tutte quelle donne che hanno affrontato le stesse problematiche».
Un altro personaggio centrale è la nonna di Adele, Ada: «Viene a mancare subito nel romanzo, ma la sua figura rimane centrale nella storia. Ada è una nonna meravigliosa, è il collante della famiglia. È l’unica che capisce che Adele va accompagnata nel suo percorso: insegna che i figli non sono di proprietà dei genitori, a un certo devono prendere la propria strada. Nel libro compare una lettera della nonna: quando l’ho scritta ho versato tante lacrime, è intrisa di sentimento. Faccio ancora fatica a rileggere quella parte». Il tema della famiglia monogenitoriale viene visto da una prospettiva diversa rispetto agli stereotipi: «A volte è più faticoso in due, quando non si va d’accordo. Da soli è complicato, certo, ma avere un figlio è un’opportunità immensa. Adele diventa adulta insieme alla figlia». Nel romanzo di Maci non può mancare il cibo, inteso soprattutto come forma di convivialità e legame tra i famigliari. «In particolare grazie a un piatto della nonna, il concentrato di pomodoro la donna prepara ogni anno a fine agosto. Inventandosi questo “rito” riesce sempre a radunare figli e nipoti nella villa in campagna: ognuno ha un suo compito, nessuno può mancare». Il libro ha permesso anche all’autrice di uscire dal suo ambito e scoprire «quanto è bello dare voce a tante persone: è questo il regalo più grande».
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