Metafisica/Metafisiche: a Milano De Chirico e il XX secolo
LA MOSTRA La recensione a cura di Fabio Francione
Milano
Cento e più anni non sono trascorsi invano. Pur tuttavia attraversati da molteplici contraddizioni, nondimeno da tragedie inverosimili, che a torto o a ragione si trascinano anche in un oggi ancora una volta confuso e terribile (com’è d’altronde da sempre il mondo), questi anni hanno portato in dote all’umanità un’arte, anzi un’Arte che ha saputo interpretare – a seconda del suo tempo storico – vie e indirizzi inediti per un vivere più in sintonia con le alterità dell’esistenza stessa. Nel novero delle avanguardie storiche di primo Novecento, succedutesi a ritmi vertiginosi, influenzandosi l’una con l’altra, fino a recedere in modi di maniera e ancor peggio in repentini richiami all’ordine, la Metafisica ha agito in controtendenza, riuscendo, dopo un breve periodo di grande presa su artisti del calibro dei fratelli De Chirico, Carrà e De Pisis – la nascita è del 1917 ed è segnata dalla presenza di costoro nel manicomio di Ferrara a seguito delle “turbe mentali” di guerra - a non essere sommersa dagli eventi e dal progresso tecnologica, restando fedele a se stessa. Nonostante tutto ad arrivare al nuovo millennio, superando anche il postmodernismo di fine novecento. È l’esempio più cangiante e di continua ispirazione è racchiuso nella produzione artistica e intellettuale di Giorgio De Chirico (e in maniera si direbbe solidaristica del fratello Andrea alias Alberto Savinio). Proprio sotto il segno del Pictor Optimus si inquadra la grande mostra “Metafisica/metafisiche. Modernità e malinconia”, curata in una Milano diffusa da Vincenzo Trione che ha il suo cuore pulsante a Palazzo Reale (visitabile fino al 21 giugno, poderoso e imprescindibile catalogo Electa) e ganci specifici al Museo del ‘900, alle Gallerie d’Italia e alla Grande Brera di Palazzo Citterio. Delle mostre satelliti si darà conto successivamente. Mentre, è a Palazzo Reale e al di fuori di esso che sembra tutto parlare di De Chirico, anche nelle sezione più vicine alla sensibilità contemporanea. Dar conto di tutti gli artisti e delle sezioni (moda cinema fotografia costume architettura design fumetto) è letteralmente impossibile. L’attraversamento di tutte le sale per il visitatore procura un effetto giroscopico di straniamento, che forse è quello che desideravano i “metafisici”. Un’uscita dentro e fuori la realtà con concessioni ad un’immaginazione non esente da sentimentalismi. Ecco allora apparire l’unione di “modernità e malinconia” che rende la Metafisica un unicum nel panorama dell’arte mondiale del XX secolo.
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