MUSICA Un supergruppo tra rock e classica con Tedesi e Boris Williams (The Cure)
Un progetto originale che coinvolge il violinista di Casale con il suo quartetto
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«È sicuramente una delle esperienze discografiche più stimolanti della mia carriera. Musica di altissimo livello, profilo internazionale di spessore. E la gratificazione impagabile di collaborare con uno dei miei idoli musicali, il batterista Boris Williams dei Cure». È palpabile la soddisfazione del violinista Serafino Tedesi di Casalpusterlengo mentre racconta il suo ultimo progetto musicale che lo vede protagonista assieme al suo quartetto d’archi Archimia: un nuovo supergruppo musicale (il nome è ancora da scegliere) promosso dal produttore piacentino Max Marchini che ha contattato Tedesi e gli Archimia e ha avviato una collaborazione tra loro e musicisti del calibro di Williams, del bassista Charlie Jones (musicista, tra gli altri, di Page and Plant, con gli ex Led Zeppelin) e del cantante e chitarrista Jemaur Tayle della band inglese Shelleyan Orphan.
Obiettivo del progetto: creare melodie capaci di fondere assieme musica classica e sonorità pop-rock, sensibilità sinfonica e armonie più grintose. Formula musicale, questa, che peraltro gli Archimia (oltre a Tedesi, primo violino, arrangiatore e compositore del quartetto, ci sono Paolo Costanzo al violino, Matteo Del Soldà alla viola e Andrea Alzalone al violoncello) hanno da sempre proposto con riconosciuto successo, e tanto basta a rendere questa collaborazione, oltre che prestigiosa, quasi “fisiologica”. Di certo, il nuovo supergruppo farà concerti e pure un disco, programmato entro l’anno per l’etichetta piacentina Dark Companion. I primi passi in merito si sono già fatti presso l’Elfo Studio di Tavernago dove sono state registrate le prime tracce musicali. «Non capita tutti i giorni di trovarsi in studio con un membro di una band che ha fatto la storia della musica come Cure – rimarca Tedesi -. Boris è un autentico fuoriclasse della batteria, suonare con lui, Charlie e Jemaur ci ha regalato momenti unici. Gli spartiti sono scritti meravigliosamente, si vede che nascono da chi compone e studia la musica con una preparazione che oggi, nell’abuso di auto-tune e computer, è una vera rarità. Stiamo vivendo davvero una bellissima esperienza, dove spessore e originalità camminano assieme».n
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