Oldani, Cappelletti e un albero spoglio come una scopa piantata in terra
DIALOGHI Un cronista sui generis e un poeta a confronto: dai “legni” di Oreste Carini al Realismo terminale
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L’inglese, profetizza, è sorpassato dall’avanzare come un bisonte a testa bassa della Cina. E mentre è al lavoro per dare alle stampe per Mursia proprio i versi di un poeta cinese, lui che da zero a cinque anni ha nominato il mondo – il cane, la gallina – nel lessico dialettale della madre, del padre e del fratello maggiore, tra scegliere di parlare dialetto o americano, non ha dubbi: è certamente il primo «il più caro» oltre che «utile».
Sprofondato in poltrona, nella casa parrocchiale del vecchio parroco di Senna Lodigiana don Gigi Gatti, il 79enne melegnanese Guido Oldani - pensatore, scrittore, poeta e fondatore della corrente filosofica del “Realismo terminale” - dialoga di pulci e latitudini con l’ex sindaco di Orio Litta Pierluigi Cappelletti, qui in veste di cronista e dialettologo.
In occasione dell’incontro, l’oriese ha consegnato al “maestro” una scultura lignea realizzata dal Commendatore Oreste Carini, che nel 1970 acquistò Villa Litta, dove si stabilì, rendendola una vera villa di delizie. «Quando ho saputo che Guido era stato ospite del pittore Gian Alberto Zanuzzi a Villa Litta, gli ho donato a nome di Elisabetta Carini la scultura Il viaggio di Magellano, realizzata quarant’anni fa dal nonno Oreste – racconta Cappelletti -. Magellano è stato un grandissimo navigatore che ha aperto nuove vie e unito il mondo, così come Oldani è un grandissimo filosofo, il padre del Realismo terminale, una teoria che ha fatto il giro del mondo e che ancor oggi viene studiata anche a Pechino, dove peraltro Oldani ha tenuto due conferenze».
I legni bitorzoluti dell’opera sono diventati così l’oggetto di una riflessione confidenziale sul presente, sulle nuove generazioni e il futuro. Il cronista ha domandato al poeta cosa suggerirebbe ai giovani che non lavorano, non studiano e non si formano, i cosiddetti “Neet”. «Prima di tutto mi piacerebbe che i “legni di Carini” venissero esposti in una mostra – risponde, spiazzando, il poeta -. Poi spero che i giovani non solo vedano la mostra ma che si mettano a leggere il perché di queste sculture. Un albero spoglio sembra una scopa piantata nel terreno. Stiamo artificializzando tutto. L’amico musicista Andrea Pestalozza legge tutti i giorni il dizionario, pagina dopo pagina. Oggi usiamo invece le faccine, i pollicini alzati invece di alzare il telefono. Meno parole, meno pensiero, non si scappa. Siamo nell’era glaciale del pensiero, ma se muore il pensiero è finita».
Guido Oldani è troppo rispettoso per suggerire ricette, ma la sua analisi è reale. Chi esce diplomato oggi conosce non più di 500 parole, i meno bravi ne conoscono anche meno. Il Realismo terminale avanza. E se il cane e la gallina vanno sempre più assomigliando il primo a un robot aspirapolvere che gira per la casa, s’infila tra le sedie e “piange” (emettendo un bip triste), e la gallina a un bollitore elettrico, richiamandoli in dialetto, forse, tornerebbero ad avere significato. Càn. Clòsa. Senti che musica.
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