La premessa è sempre questa: se è tutto troppo bello per essere vero, allora dovrebbe suonare un campanello d’allarme. Perché potremmo trovarci di fronte a un narcisista maligno. La docuserie Nella mente di Narciso condotta dalla criminologa Roberta Bruzzone vuole essere una sorta di “manuale d’istruzioni” per riconoscere e allontanare un tipo di personalità patologica in grado di manipolare e ingannare le sue vittime. Per raggiungere questo scopo, ogni puntata prende in considerazione alcuni casi di cronaca nera tra i più rilevanti e discussi: nella prima stagione si affrontano “Benno Neumair, il delitto di Bolzano”, “L’omicidio di Sarah Scazzi”, “Il delitto di Temù, piccolo e tranquillo paesino della Lombardia” e “Il caso Tramontano-Impagnatiello”; nella seconda stagione “Filippo Turetta - l’omicidio di Giulia Cecchettin”, “Veronica Panarello – l’omicidio di Lorys Stival”, “Andrea Pizzocolo – l’omicidio di Lavinia Ailoaiei”, “Antonio De Marco – l’omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta”, “Mario Perrotta – il caso Arianna Flagiello”.
«La docuserie è firmata Rai Contenuti Digitali e Transmediali. «Conoscere come funziona la mente di un narcisista è l’unico modo per prevenire esperienze di abuso psicologico e non solo. A mio avviso questa è l’unica prevenzione possibile ed è l’obiettivo principale del mio programma. Le storie che racconto possono essere estremamente utili in quanto rappresentano casi paradigmatici sotto il profilo del funzionamento narcisistico. Queste vicende mi permettono di entrare letteralmente nella mente del narcisista, per spiegarne il funzionamento attraverso esempi concreti dal punto di vista comportamentale. Il programma affronta e illustra tutti gli indicatori principali da cogliere. Perché l’unico modo per vincere con questo genere di soggetti è non giocare», ha spiegato Bruzzone.
Nella mente di Narciso ha un approccio molto particolare, incentrato sulla figura di Roberta Bruzzone, la quale mette in guardia gli spettatori sul fatto che le relazioni a volte considerate “sbagliate” in realtà sono delle vere e proprie trappole psicologiche. La docuserie suscita così la stessa reazione della Bruzzone: la si apprezza oppure la si detesta, senza mezze misure. I suoi detrattori sottolineano che il punto di vista adottato possa essere pericoloso per un pubblico non addetto ai lavori, i suoi fan sottolineano invece la capacità di spiegare casi complessi in modo semplice.
Comunque la si pensi, l’esigenza di continuare a sensibilizzare il pubblico, soprattutto quello dei giovani, è indubbia.
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