Telekommando
Con i dovuti distinguo e tolti dalla crosta letteraria le rispettive estetiche, uno dei possibili ragionamenti sugli scontri avvenuti a Milano (e a Torino e a Bologna) di sabato e domenica scorsi, mi sta portando a considerare che tali fenomeni possono essere ricondotti alle apocalittiche profezie di due scrittori come William Burroughs e Giovanni Testori. Il primo autore nel 1971 di “Ragazzi selvaggi” (di un progetto dal romanzo al film resta solo un videoclip: Wild Boys dei Duran Duran e la riedizione Adelphi, la mia e Sugar.co), il secondo invece scrisse nel 1992 “Gli angeli dello sterminio” (ripubblicato con introduzione di Walter Siti da Feltrinelli nel 2019 e ridotto per il teatro qualche anno fa al Teatro i e a gennaio debutterà la versione di Antonio Latella). Quindi due testi che leggono (e consiglio di leggerli) in modo postumo e vaticinante l’oggi. La confusione che alberga in questa epoca in cui si ha tutto, ma non si ha niente. In cui a saltare sono le maglie larghe della convivenza civile. Chiamatela democrazia o in altro modo, ma la distanza tra le due condizioni ormai si misurano non più sull’equilibrio tra diritti e doveri, ma su come distruggere per riappropriarsene dei simboli del consumismo capitalistico. Qui non si tratta più della proverbiale mutazione antropologica di pasoliniana memoria. Ma di altro. M’accorgo pure di usare un lessico un po’ datato. E non desidero allungare il discorso a discussioni sulle nuove urbanità metropolitane e le periferie e i centri di potere economico e sociale delle metropoli europee. Perciò torno sulla letteratura, campo che più mi si addice. Infatti, due sono per giunta i motivi che mi hanno ricordato Burroughs e Testori. Il fatto che ero in Piazza Duomo sabato poco prima che i tafferugli scoppiassero. Il lettore mi perdoni la spiccia autobiografia. L’esperienza di essermi trovato in più manifestazioni mi ha fatto allontanare immediatamente. Ricordo solo quella del ’94 il giorno della Liberazione, trasformatasi in un plebiscito anti-berlusconiano, e tra i tanti personaggi incontrati per strada, mi colpì l’aplomb di Bruce Sterling, lo scrittore texano cyberpunk, incontrato qualche giorno prima a Belgiojoso, in una fiera letteraria oggi “defunta”, bellamente seduto al Savini in Galleria a godersi lo “spettacolo”. La seconda riguarda i media (tv, social, ecc.) da cui poi ho potuto vedere da più prospettive cariche delle forze dell’ordine e le ruberie dei ragazzi che, a mio avviso, non erano i manifestanti contro il carovita, che per lo più erano assiepati sul lato della Mondadori Duomo. In molte cose mi trovo a concordare ancora una volta con Massimo Cacciari, le cui esternazioni in merito si possono ascoltare su youtube. Mentre dalla prospettiva delle immagini in movimento ancora una volta è il cinema ad aver suggerito come muoversi ai ragazzini riottosi, reinventando un modo collettivo di far regia di eventi riprovevoli, ma che hanno sortito inedite strategie che hanno ricordato la celebre Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Soltanto che lì si combattevano gli oppressori colonialisti, a Milano invece per delle sneakers di Foot Locker e Felpe di marca.
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