Tra verità, emozioni e immaginazione:
così Fabio Genovesi apre il Fiume dei libri
IL FESTIVAL/IL MONOLOGO In piazza a Lodi
Lettura 1 min.«Le storie non si possono conservare, né tramandare. Le storie si coltivano per farle crescere». Ogni storia è un seme che, se raccontata e nutrita a dovere, può diventare una pianta enorme. Ieri sera Fabio Genovesi ha aperto il Fiume dei libri in piazza della Vittoria a Lodi con aneddoti che hanno attinto dalla sua storia di famiglia. «I più grandi maestri di racconto devono avere queste caratteristiche», ha detto, spiegando come la sua propensione per narrare storie sia nata in una silenziosa sera che cadeva proprio nell’anniversario della morte del nonno e la tv di casa si era rotta: «Per raccontare storie occorrono degli ingredienti essenziali - ha proseguito -: una buona dose di fantasia, tanto tempo libero, un’antipatia per la realtà e una scarsa lucidità mentale». Vivere per raccontarla , il monologo che ha intrattenuto la platea nel quadrilatero, si è rivelato una vera e propria dichiarazione d’amore all’arte della narrazione orale. Per Genovesi, scrittore versiliese, le storie nascono ascoltando le vicende delle persone comuni, proprio come faceva fin da bambino nel negozio di parrucchiera di zia Lea o al circolo sul molo degli ex marinai.
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