Turner, l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano

LA MOSTRA Fino al 27settembre

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Forse è l’onda lunga creata dal fenomeno Cesc Fabregas e dal Como Calcio come dalla presenza nelle ville lacustri di sempre più star hollywoodiane, dunque non solo il fresco Leone d’oro alla carriera, George Clooney, ad aver originato un circolo virtuoso che unisce intrattenimento sportivo, turismo enogastronomico e consumo di cultura. Su quest’ultimo vale spendere più parole e considerazioni per l’apertura presso la Pinacoteca Civica e il Palazzo del Broletto della mostra “Turner. L’incanto del Lago di Como e del paesaggio italiano”. Già il titolo è tutto un programma che pare puntare il dito su cosa può e deve essere guardato oggi. Insomma, è il passato che deve indirizzare quell’obbrobrio che è il cosiddetto “onnipresente presente”, dettato da un digitale invadente e invasivo. La fotografia è uno dei mezzi di tale condizione, al quale contrapporre una pittura di duecento anni prima, ma che osservata in proiezione futuristica sembra anticipare istanze confidenziali e sentimentali di un tempo non più cronologico e in controtendenza fattosi inattuale. La messa in dubbio, ormai chiarita, dell’inesistenza del tempo, convenzione tutta umana per la sua stessa esistenza, trova terreno di prova e verifica nel pugno di opere tra tele e acquerelli che sostanziano la visione della mostra dedicata a Turner. Le opere provenienti dalla Tate di Londra, il museo che possiede la più importante e cospicua raccolta di opere dell’artista documentano da un lato l’amore per l’Italia (non va dimenticato il valore avuto dal Gran Tour o Viaggio in Italia per nobili e artisti del Nord Europa. Educazione, stile di vita, capacità di adattamento ad altri costumi, nondimeno libertinismo, tutti quasi sempre dimenticati una volta rientrati in società) – gli acquerelli comaschi mordono le tele veneziane e romane sono i segnali dei più viaggi compiuti da Turner - dall’altro una non comune capacità di assorbire letteralmente i luoghi attraversati fissandoli attraverso pensieri e schizzi in taccuini simili a un cinema povero, senza macchina da presa se non la proiezione scorciata e non totale della visione umana. In questo, può darsi, si può ritrovare l’essenza della pittura turneriana che guarda in modo strabico alla storia e alla cronaca per poi spostarsi alla ricerca di un punto imprescindibile e mobile da porre all’interno dell’opera stessa. La mostra è visitabile fino al 27 settembre ed è accompagnata da un catalogo edito da Moebius. Inoltre a San Pietro in Atrio è possibile vedere un’ulteriore mostra “Feeling Colour. Opere contemporanee dalla Tate” con un’installazione fantasmagorica di Jim Lambie e sculture monocrome di David Batchelor che sembrano essere poste in dialogo con i grandi maestri dell’astrattismo comasco del Novecento. (F.Fr.)

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