Lodi
Perché non tornare a disegnare il futuro del Lodigiano? Idee, proposte, progetti concreti. E, perché no?, anche sogni nel cassetto. Il mondo sta registrando cambiamenti epocali e il nostro territorio non può viverli da spettatore, ma da protagonista.
Due gli aspetti che possono essere affrontati, al più presto.
Il primo. Il Friuli Venezia Giulia ha ottenuto il via libera al ripristino delle province come enti di primo livello. In quella regione i cittadini torneranno a votare con le stesse circoscrizioni territoriali per il presidente e per il consiglio provinciale, poi ci sarà la nomina della giunta, e quindi il ripristino delle giuste competenze. Martedì 30 giugno anche il consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità, con voti di destra e di sinistra, una risoluzione presentata dalla Lega in cui si chiede di tornare all’elezione diretta delle province, con funzioni certe e risorse adeguate.
Nel 2014 il governo Renzi con la sciagurata legge Del Rio ha ridotto le province italiane a un ectoplasma, privandole di poteri e di finanziamenti adeguati. Molti degli stretti collaboratori di Renzi (lui compreso) prima di arrivare in parlamento erano stati presidenti delle province di appartenenza, eppure assunsero quel provvedimento senza valutarne le conseguenze. Le province non vennero abolite solo perché previste dalla Costituzione, ma le trasformarono in enti i cui vertici non sono più nominati direttamente dalla gente: da allora anche il presidente e il consiglio provinciale di Lodi vengono eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali. I cittadini sono stati scaraventati fuori dalla finestra. Peggio è andata nel Milanese, dove la Città Metropolitana ha sostituito la vecchia Provincia di Milano, che è ora guidata dal sindaco del capoluogo (ma lo avete mai visto, il sindaco Sala, occuparsi dei problemi del Sudmilano…?).
La stessa richiesta avanzata dal Veneto è stata presentata in parlamento dalla Regione Sicilia. Perché la Lombardia non fa altrettanto? I consiglieri regionali, le province di Lombardia, i parlamentari del territorio chiedano alla Regione di assumere una decisione in merito. E le forze politiche (ma ci sono ancora?) battano un colpo. Se necessario, lo facciano anche i sindaci del Lodigiano, con una delibera espressa dai rispettivi consigli comunali. Questo potrebbe essere di stimolo a quegli assessori del Pirellone – Guido Guidesi in primis – che potrebbero avere a cuore il problema.
Il secondo aspetto. È costituito dai confini della provincia di Lodi. Non è più pensabile riflettere sul futuro del Lodigiano riducendosi agli stretti confini dei 60 comuni dell’attuale provincia. Lo sguardo deve necessariamente spaziare più lontano. Occorre ragionare su un’area vasta, gettare ponti verso i territori vicini, stringere rapporti di collaborazione con le realtà che continuano a costituire il Lodigiano storico, che hanno le identiche radici e mantengono un’identità comune. E non solo con quelle.
Da alcuni mesi si sta lavorando a un grande progetto per rilanciare il turismo nel territorio, una Dmo che promuova e gestisca le mille potenzialità del Lodigiano, intercettando la popolazione di Milano e del suo hinterland, pari a due milioni di abitanti. In un documento messo a punto in questi giorni, la Fondazione Comunitaria lodigiana, finanziando un’apposita ricerca, ha sottolineato come in campo turistico sia necessario puntare su una rete territoriale che superi gli stretti confini della provincia di Lodi, che coinvolga a pieno titolo la collina di San Colombano, le città che possiedono castelli di tutto rispetto meritevoli di essere valorizzati in un progetto a vasto raggio (Melegnano, Pandino, con la città murata di Pizzighettone), le realtà dotate di potenzialità turistiche mai valorizzate (Dovera, ad esempio), e Paullo patria di quell’unicità costituita dal riso Carnaroli.
Ciò che deve essere disegnato in campo turistico può anche essere immaginato a livello istituzionale. Torni la provincia di Lodi un ente di primo livello, e ne approfitti per non chiudersi in sé stessa, ma per pensare alla grande, per inanellare obiettivi d’ampio respiro, per gettare il cuore oltre l’ostacolo. Torni a progettare, a guardare lontano, a interloquire con i territori vicini. Una visione miope e interessi di bottega hanno respinto, pochi anni fa, la proposta avanzata dai comuni del Cremasco interessati a iniziare un cammino a fianco del Lodigiano. Non è possibile, oggi, riallacciare rapporti che getterebbero le basi verso nuovi orizzonti, sfruttando una potenzialità economica e culturale che l’intero territorio possiede?
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