Il turismo nel Lodigiano e le “verità” dei numeri

L’editoriale del direttore de «il Cittadino» Lorenzo Rinaldi

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Lodi

A distanza di due settimane torno sull’idea avanzata dall’associazione lodigiana “Proposta Culturale” di candidare Lodi, Cremona e Pavia come Capitali italiane della Cultura per il 2027. A Lodi l’idea ha suscitato un poco di dibattito - molto salutare - grazie anche al concomitante incontro pubblico di sabato 17 febbraio nel quale ha parlato il Soprintendente ai Beni culturali.

Sì, ma non adesso

Il sindaco di Lodi Andrea Furegato ha ritenuto l’idea interessante ma par di capire non percorribile per il 2027, perché la città non sarebbe ancora pronta. L’avventura della Capitale della Cultura sarebbe, secondo il Furegato-pensiero, una tappa di arrivo di un percorso che deve prima passare dalla realizzazione delle strutture (su tutte il nuovo museo civico da 20 milioni di euro all’ex Linificio) e da un cambio di mentalità in relazione agli investimenti in ambito culturale.

A Cremona, che grazie anche a mecenati come Arvedi sta vivendo una primavera culturale, la proposta ha fatto parlare, complice anche il periodo di campagna elettorale e l’ampia eco garantita dal quotidiano «La Provincia di Cremona»: a giugno si vota per eleggere il nuovo sindaco, ma proprio gli impegni di campagna elettorale e l’incertezza su chi amministrerà il Comune per i prossimi cinque anni fanno pensare che, al momento, non si andrà oltre il fascino dell’idea lanciata dai lodigiani di “Proposta Culturale” e diffusa tramite «il Cittadino».

A Pavia, secondo quanto è stato possibile osservare, calma piatta. La proposta non è stata oggetto di particolare dibattito e non ci pare essere stata rilanciata con forza, se si esclude qualche sito internet dall’impatto poco significativo sull’opinione pubblica.

Capitali della Cultura Lodi, Cremona, Pavia: non facciamo spegnere la fiammella

Questo lo stato dell’arte che ci autorizza ad affermare che, al momento, non vi è nulla di concreto. Se qualcosa di buono possiamo ricavare da quanto appena illustrato, è probabilmente il fatto che la proposta ha fatto discutere (certamente a Lodi e Cremona) e dunque ha smosso le acque. E ha messo in luce che non esiste solo Milano e dunque le altre città lombarde possono e devono tranquillamente dialogare tra loro. Non sarà per il 2027, evidentemente, ma credo che la suggestione della candidatura possa essere alimentata. E come dicono i funzionari pubblici navigati, i Comuni tengano sempre nel cassetto qualche progetto valido, perché al momento opportuno verrà utile.

La lezione di Bergamo

Peraltro stiamo sperimentando un tempo nuovo, ricco di speranze, perché una parte dell’opinione pubblica sembra aver compreso che la cultura può essere motore di sviluppo economico. E, a costo di ripetersi, basta guardare cosa sta accadendo a Bergamo. Abbiamo già accennato in passato ai risultati straordinari in termini economici per Bergamo-Brescia Capitali della Cultura 2023. Ora ci sono novità importanti anche per questo inizio 2024. Il quotidiano «L’Eco di Bergamo» lo scorso 28 febbraio ha riportato l’analisi del sindaco Giorgio Gori: il 2023 è stato l’anno migliore di sempre per il turismo a Bergamo, il 2024 pare avere tutte le carte in regola addirittura per superarlo. «Le proiezioni per il 2024 - ha detto Gori - dimostrano che abbiamo costruito un’attrattività che si sta consolidando nel tempo e che i dati dell’anno scorso non rappresentano una fiammata dovuta alla Capitale della Cultura. In questi anni, con la costituzione di Visit Bergamo, abbiamo voluto provare a costruire un pilastro in più per l’economia del territorio e i dati ci stanno dando ragione».

Cultura: Lodi e Codogno devono parlarsi di più

Tornando a quel che possiamo ricavare di utile dal movimento di opinione creato dall’idea di “Proposta Culturale”, direi di continuare a ragionare sull’idea delle Capitali della Cultura della Bassa Lombardia (continuiamo ad accendere la fiammella che cova sotto la cenere) e nel nostro piccolo fare qualche sforzo in più per legare meglio Lodi e Codogno, città che stanno approntando investimenti ingenti in ambito culturale. Altrimenti il rischio è che la Bassa guardi alla vicina e stimolante Piacenza. Lodi dunque eserciti il ruolo di capoluogo e faccia un passo avanti. Su questo fronte anche «il Cittadino», come quotidiano locale al servizio del territorio, sta definendo una propria idea da condividere con le persone di buona volontà.

La cucina porta i turisti nel Lodigiano: ne sappiamo approfittare?

I numeri dei flussi turistici ci dicono però anche altro. E in questo caso mi riferisco a un’indagine effettuata da Unioncamere (la rete delle Camere di commercio) che, intervistando un campione di turisti italiani e stranieri presenti in Lombardia nel 2023, ha riscontrato che la prima “ragione” che porta i visitatori nel Lodigiano è il turismo eno-gastronomico. E dunque, proseguendo pure nel ragionamento di lungo periodo sulle Capitali della Cultura, credo possa essere utile nel breve buttarsi a capofitto su quel che ci dice Unioncamere: questa ricerca, rintracciabile sul sito Internet dell’associazione, non sarà la Bibbia ma ci offre quantomeno un punto di partenza e ci dice cosa piace ai turisti che vengono nel nostro territorio. Una lezione interessante se pensiamo al festival “Le Forme del Gusto” e alla più datata ma sempre viva Rassegna Gastronomica Lodigiana.

Milano batte i record: il Lodigiano provi a intercettare i flussi turistici con più convinzione

L’ultimissima riflessione parte ancora dai dati: lo scorso 16 gennaio il Comune di Milano ha diffuso una nota nella quale indicava che nel 2023 si sono registrati 8,5 milioni di arrivi turistici in città e oltre 11,5 milioni nell’area urbana. Fino ad oggi il primato era del 2019, con 7,5 milioni in città e 10,8 nell’area urbana. Dunque lo scorso anno il capoluogo lombardo non solo ha superato il record pre-Covid, ma ne ha scritto uno nuovo. Se consideriamo che la distanza tra Milano e Lodi è di 41 chilometri (fonte Google) vien da pensare che i margini di crescita per il Lodigiano sono immensi. Ma viene anche da mangiarsi le mani... se pensiamo a quante occasioni di sviluppo stiamo perdendo!

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