Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso che ha avuto il sapore di una contro-narrazione. In un tempo in cui la verità sembra farsi fluida e ogni affermazione trova spazio indipendentemente dal suo rapporto con la realtà, il Capo dello Stato ha voluto fissare alcuni punti fermi. Non tanto come un atto retorico, ma come una presa di posizione chiara contro le letture distorte che oggi rischiano di inquinare il dibattito pubblico e la percezione collettiva.
Il primo passaggio chiave riguarda il ruolo dell’Europa come terra di pace.Mattarella ha ricordato che l’Unione europea non ha mai iniziato una guerra, non ha mai scatenato un conflitto. Un’affermazione che risuona come una risposta diretta a Vladimir Putin e a quanti, con insistenza, accusano l’Europa di un atteggiamento aggressivo.
«L’Unione europea si è affermata come un’area di pace e di cooperazione capace di proiettare i suoi valori oltre i suoi confini, determinando stabilità, benessere, crescita, fiducia. Non ha mai scatenato un conflitto, non ha mai avviato uno scontro commerciale». Parole che smontano la retorica di chi tenta di dipingere Bruxelles come un attore ostile, e che ci ricordano invece la genesi pacificatrice del progetto europeo.
Il secondo punto riguarda il campo economico e commerciale. Mattarella ha sottolineato come l’Europa non abbia mai intrapreso guerre commerciali, ma al contrario sia stata un fattore di promozione e cooperazione internazionale. Qui il riferimento implicito sembra andare alle frequenti critiche provenienti dagli Stati Uniti, in particolare dal presidente Trump, che vede nell’Europa un concorrente sleale. «L’Europa, al contrario, ha agevolato intese e dispiegato missioni di pace. Ha contribuito a elevare standard di vita, criteri di difesa del pianeta. Ha promosso incontri e dialoghi e ha alimentato libertà nei rapporti internazionali, eguaglianza di diritti tra popoli e Stati: condizioni e causa di progresso». Non uno spazio chiuso, dunque, ma una piattaforma di dialogo, di progresso e di diritti.
Il terzo snodo del discorso infine tocca un tema cruciale del nostro tempo: la sproporzionata influenza delle grandi multinazionali e delle corporation globali. Mattarella ha messo in guardia contro il rischio che questi attori privati assumano poteri che dovrebbero spettare solo agli Stati o alle istituzioni internazionali. «Il mondo ha bisogno dell’Europa per regole che riconducano al bene comune lo straripante peso delle corporation globali – quasi nuove Compagnie delle Indie – che si arrogano l’assunzione di poteri che si pretende che Stati e Organizzazioni internazionali non abbiano a esercitare». Qui il Capo dello Stato ha toccato un nervo scoperto: la capacità dell’Europa di porsi come contrappeso a logiche che rischiano di trasformare cittadini in semplici consumatori e popoli in meri mercati da sfruttare.
Il filo rosso del discorso è chiaro: l’Europa è uno spazio di libertà, non di sudditanza, in cui esercitare pienamente i propri diritti e doveri di cittadinanza; è una comunità di cittadini liberi che devono avere il coraggio di proseguire il cammino dell’integrazione «per non cedere all’idea di un mondo lacerato, composto soltanto di avversari, nemici, vassalli o clientes».
«La difesa della civiltà europea – tutt’uno con lo sviluppo della sua società e della sua economia – richiede il coraggio di un salto in avanti verso l’unità». È questo l’appello finale che il presidente lascia a noi cittadini del Vecchio Continente: in un mondo attraversato da conflitti e incertezze, l’Europa può restare fedele a sé stessa solo se avrà la forza di rinnovare il proprio progetto unitario, senza farsi schiacciare né dalle narrazioni tossiche né dai poteri economici sovranazionali
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