«Quando ho saputo che Sant’Angelo dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato di cogliere l’occasione. Ed eccomi qua»

HISTORIA È una storia di fedeltà e di santità quella che lega il Lodigiano e il Sudmilano alla cattedra di Pietro

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Lodi

Il 20 giugno 2026, per la seconda volta nella storia recente, il Vescovo di Roma ha posato i piedi sul suolo lodigiano.

L’ha fatto, Leone XIV, con la discrezione propria di un pellegrino, atterrando in elicottero a Sant’Angelo Lodigiano dopo una giornata trascorsa a Pavia, dove aveva venerato le reliquie di sant’Agostino, suo padre spirituale. Una sosta breve - poco più di un’ora - eppure densa di risonanze storiche che rimandano indietro di secoli.

È una storia di fedeltà e di santità, quella che lega il Lodigiano e il sud di Milano alla Cattedra di Pietro.

Leone XIV e il cuore di Francesca Cabrini (2026)

Nato a Chicago - la stessa città in cui santa Francesca Saverio Cabrini morì nel 1917 - il Papa ha riconosciuto in quella coincidenza un segno provvidenziale. «Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia, ho pensato di cogliere l’occasione. Ed eccomi qua».

Il cuore della santa, normalmente custodito a Codogno, è stato trasferito per l’occasione nella basilica di Sant’Angelo, il suo paese natale. Leone XIV ha evocato la svolta che cambiò il destino della missionaria lodigiana: quando dovette scegliere la rotta del suo istiuto, le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, si rimise alla volontà di Leone XIII che, su suggerimento del vescovo Scalabrini, la indirizzò verso i milioni di emigrati italiani in America. «Nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita», ha detto Leone XIV ricordando le parole della Cabrini.

Il tema dell’immigrazione è centrale nel suo magistero, e Sant’Angelo - dove vivono circa tremila stranieri su tredicimila abitanti - ne è specchio fedele.

Prima di ripartire, il Papa ha salutato i duemiladuecento fedeli nel campo sportivo: «Voi giovani potete cambiare il mondo, noi vi aspettiamo.»

Giovanni Paolo II a Lodi (20 giugno 1992): la prima volta

Prima di Leone XIV, solo un altro Pontefice aveva attraversato i confini della diocesi di Lodi, il 20 giugno 1992 - data che la storia ha voluto coincidesse esattamente con quella di trentaquattro anni dopo. Giovanni Paolo II era in Lombardia per un ciclo pastorale che toccò Caravaggio, Crema e Cremona. A Lodi, Wojtyla celebrò la solennità del Corpus Domini in piazza della Vittoria e incontrò le autorità civili nel Broletto.

Il contesto era tormentato: Mani Pulite aveva travolto la Prima Repubblica, Falcone era stato assassinato a Capaci, l’Europa bruciava nei Balcani. In questo scenario, il Papa parlò agli amministratori lodigiani - la Provincia era appena nata - con parole che suonarono come un esame di coscienza: «Custodite il patrimonio di valori morali, prima ancora che materiali. Evitate gli scogli dei particolarismi». E davanti alle Carmelitane Scalze ricordò la Cabrini, «obbedientissima alle indicazioni di Leone XIII», che aveva attraversato oceani per portare il Vangelo agli emigrati.

Le radici più profonde: Pio XI e la sensibilità lombarda

Il legame tra questa terra e il papato affonda ben prima del Novecento. Achille Ratti, nato nel 1857 a Desio e formatosi nell’arcidiocesi ambrosiana, divenne prefetto della Biblioteca Ambrosiana prima di essere chiamato a Roma. Eletto papa nel 1922 col nome di Pio XI, portò con sé la sensibilità di un uomo cresciuto a pochi chilometri dal confine lodigiano. Fu lui a beatificare Francesca Cabrini nel 1938, riconoscendo in quella figlia di Sant’Angelo il frutto di una terra capace di generare santi. Il suo pontificato - segnato dall’enciclica Quadragesimo Anno - fortemente ispirata alla Rerum Novarum di Leone XIII - e dalla denuncia del nazismo nella Mit brennender Sorge- fu profondamente lombardo nel metodo: concreto, radicato nell’esperienza di san Carlo Borromeo.

Un territorio di santi e di confine

Il Lodigiano custodisce una straordinaria densità di memorie cristiane. La cripta della Cattedrale di Santa Maria Assunta vanta le reliquie di san Bassiano, amico di sant’Ambrogio, che forse incontrò il giovane Agostino: la stessa catena patristica che Leone XIV ha riannodato a Pavia. Fu da Lodi che nel 1414 il vescovo Arrigoni favorì la convocazione del Concilio di Costanza, ponendo fine allo scisma d’Occidente. E fu don Enrico Pozzoli, missionario salesiano lodigiano, a battezzare a Buenos Aires il piccolo Jorge Mario Bergoglio - il futuro Francesco - che nel 2022 ricordò quel legame con gratitudine commossa.

È in questa trama - fatta di santi, di santuari e di pastori che hanno attraversato i secoli - che si inscrive la visita di Leone XIV. Non una tappa turistica, ma un atto di memoria viva. Il Vescovo Maurizio Malvestiti ha ricordato al Papa che il suo nome richiama direttamente Leone XIII, il pontefice che inviò Francesca Cabrini in America. Il cerchio si chiude, nel segno di questa piccola e grande terra tra l’Adda e il Lambro.

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