MELEGNANO «Dopo i tigli perché non abbattere anche il castello?»

La lettera di Giovanni Maria Incorpora

Alea iacta est. Avranno pensato così, in maniera del tutto simile a quella di Giulio Cesare, ma forse meno autorevole, colui e coloro che hanno deciso e fatto eseguire il taglio dei tigli a Melegnano. Dopo una lunga controversia, finalmente, all’alba di un mattino vicina alla giornata dei defunti, (quando il caso ci si mette, riesce proprio bene) una scure ha inferto il primo colpo sulla corteccia del vetusto tiglio di Piazza delle Associazioni. Una scure? Oh no! C’è voluto ben altro per abbattere i tredici monumentali tigli di quella piazza. Infatti motoseghe e trattori taglia-alberi hanno fatto il loro dovere: han reciso in poche ore tronchi e rami di quei vecchi, vecchi? Tigli. Non le parti basse ed ovviamente le radici che, nei meandri d’un ampio terreno, resisteranno il più a lungo possibile. Nei silenzi imperscrutabili dei bui terreni, avranno un bel da fare a marcire. Son rimasti i monconi, a futura memoria? No, probabilmente anch’essi saranno tolti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA