MELEGNANO - LA DENUNCIA «Ancora non riusciamo a renderci conto
di quanto siano importanti gli alberi»
La lettera di Giovanni Incorpora
Lettura 1 min.Viale della Repubblica, a Melegnano, è uno dei pochi luoghi della città con un lungo filare ininterrotto, da entrambi i lati, di grandi tigli. Almeno lo era. Le estati si rincorrevano, un tempo, come le auto che transitavano sotto e che si rigeneravano utilizzando la loro frescura. Gli inverni centellinavano nebbie e freddi e nevi e piogge che quei tigli, di essi imbibiti, sintetizzavano in ossigeno. Nelle tarde primavere, spandevano intorno odori dei loro fiori, soprattutto quando leggere piogge li bagnavano. Nelle notti autunnali arrossivano e si svestivano dalle foglie, come tutti gli alberi o quasi, a lasciar veder le stelle, quando erano ancora tutte da vedere.
Intanto l’acqua scorreva contenuta dagli argini del fiume Lambro. Sotto i suoi ponti. Spesso l’urbanizzazione ha fame di spazi. Rifornimenti di benzina, industrie, capannoni, strade limitrofe, necessitano di facilitazioni di manovra, di nuovi accessi. Ultimamente, ed è cosa dei nostri giorni, là dove sorgeranno ipermercati o strutture per data-center, o campi da gioco o quant’altro, sono stati azzerati oltre dieci vigorosi e altissimi tigli esistenti.
Così, lentamente ma inesorabilmente, il taglio dei tigli uno dopo l’altro, è diventato inevitabile, inesorabile, senza alcun ripristino ancora, pensato e attuato, degli alberi precedenti. Lungo tutto il viale. A ciò si aggiunge l’abbattimento ovvio di altri malati che la natura o la vetustà, inesorabilmente condanna. Era un tempo, il viale della Repubblica, completamente alberato.
Piazza delle Associazioni ha fatto scuola, a quanto pare, a Melegnano. Qui, al contrario dell’eco mediatico avuto in quella piazza, tutto è stato fatto in silenzio, all’insaputa. Mi chiedo se non si fosse potuto evitare il taglio di questi tigli. Magari aggirando gli “ostacoli” senza tagliare indiscriminatamente quella fila là ininterrotta di frondosi tigli, fra l’altro posti a margine del viale ed esterni alla recinzione.
La verità di fondo è che non abbiamo la percezione di quanto non solo siano utili a noi umani, nel prosieguo della nostra vita, ma piuttosto di quanto siano indispensabili, in un ecosistema che senza la salvaguardia o il loro ragionato ripristino, tenderà sempre più ad atrofizzarsi.
Una tribù di nativi americani recitava: “We do not inherit the world from our ancestors; we borrow it from our children. Duty on us to return it to them”
Se vogliamo che l’intelligenza artificiale non sia essa stessa, prima o poi, a rivoltarsi contro di noi, dobbiamo cogliere e utilizzare al meglio il senso vero dell’intelligenza umana.
Non basta rimpiazzare, ammesso e non concesso che lo si faccia, i frondosi tigli con sottili virgulti. Questi ultimi impiegheranno decenni a diventare alti e frondosi come i loro predecessori. A mio avviso bisognerebbe individuare le piante sane lasciandole; e trovare invece alternative logistiche e integrate per eventuali nuovi percorsi.
Giovanni Incorpora
Melegnano
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