Chirurgia dell’ospedale Maggiore, il 90 per cento degli interventi in laparoscopia

LODI Il reparto del dottor Bisagni ha una media di interventi eseguiti con procedure mini invasive più alta di quella nazionale, soprattutto per quanto riguarda il colon, ma non solo

Lodi

Il 90 per cento degli interventi chirurgici all’ospedale di Lodi, soprattutto quelli al colon, viene eseguito in laparoscopia. Significa recupero più veloce, meno dolore per il paziente e dimissioni precoci. La chirurgia mini invasiva è uno dei fiori all’occhiello del reparto di chirurgia generale guidato dal primario Pietro Bisagni che è anche direttore del dipartimento chirurgico. La media nazionale degli interventi al colon in laparoscopia è del 30 per cento. La chirurgia è uno dei reparti che, grazie al lavoro dell’equipe assistenziale, valutata in tutte le sue componenti, è stata giudicata a un livello molto alto anche nell’ambito dei monitoraggi ministeriali (come quella recente di Agenas).

«Abbiamo anche noi dei margini di miglioramento - annota il medico -, ma le valutazioni dicono che abbiamo una chirurgia di buon livello». È giusto che i pazienti del Lodigiano sappiano quali professionisti hanno sul loro territorio. «In senologia - dice Bisagni - abbiamo superato i 200 interventi all’anno. Per quanto riguarda la chirurgia del colon abbiamo superato i 50 nuovi casi all’anno in elezione (con le urgenze superiamo i 90). Significa che i pazienti che potrebbero andare fuori da Lodi invece si fanno operare qua. Per quanto riguarda le colecistectomie, inoltre, abbiamo raggiunto i 250 casi all’anno, quando per essere accreditati ne bastano 90. Più del 90 per cento degli interventi al colon viene eseguito in laparoscopia. Si tratta di un fattore dirimente per quanto riguarda la cura che cerchiamo di erogare».

Lo stesso discorso vale per la chirurgia gastrica (i tumori dello stomaco, una patologia rara, nel Lodigiano, tra l’altro, sono di più che nel resto d’Italia. La media in Italia è di 10 casi ogni 100mila abitanti, nel Lodigiano la media è di circa 12 o 15). «Anche per lo stomaco - annota Bisagni- l’80 per cento degli interventi avviene in laparoscopia. In Italia la possibilità di essere operati in laparoscopia è inferiore al 30, 35 per cento. Da noi, l’approccio chirurgico è evoluto». Il reparto ha applicato i protocolli Eras (Enhanced recovery after surgery, miglior recupero dopo un intervento chirurgico): grazie all’attenzione che ci mette l’equipe, a partire dalla preparazione all’operazione da parte degli Oss, fino all’intervento infermieristico e medico, il paziente può riprendere più velocemente la vita di prima. Grandi risultati, precisa il dottor Bisagni, si hanno anche nella chirurgia proctologica e nella chirurgia d’urgenza del trauma. Molto raffinata, infine, è la chirurgia che riguarda la parete addominale. «Il reparto - annota il primario - è anche collegato all’università Statale di Milano. Abbiamo 5 specializzandi della scuola di chirurgia generale della Statale, ma facciamo anche formazione per la società scientifica dei chirurghi, teniamo i corsi nell’ambito della chirurgia d’urgenza del trauma e siamo accreditati Atls (Advanced trauma life support)».

Ultimo, ma non meno importante, il 2 per cento dei pazienti viene a farsi operare a Lodi da fuori Regione, soprattutto per interventi all’esofago e all’intestino. Tra gli ultimi interventi pubblicati su riviste scientifiche internazionali come «Bmc surgery» ci sono la rimozione plurima di metastasi, ma anche i trattamenti avanzati all’esofago e le lesioni all’intestino e le perforazioni al duodeno. «Il reparto - spiega il direttore della chirurgia - ha 22 letti, sempre saturi. Abbiamo un gruppo di professionisti molto dinamico, fatto di alcuni “anziani” e di giovani. Con il gruppo degli infermieri si lavora molto bene. Abbiamo faticato a ripartire dopo la perdita del nostro caposala Mauro Meles, ma ora si raccolgono i suoi frutti».

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