Ferrario, veterinario da 50 anni va in pensione VIDEO

LODI A fine anno chiude lo studio di via Milite Ignoto, continuerà la tradizione di famiglia la nipote Federica Ampisio in viale Piacenza

Lodi

Per 50 anni con lo stetoscopio al collo e il bisturi in mano a togliere tumori, polipi e corpi estranei dallo stomaco di cani e gatti.

Quel giorno che il cane si mangiò il cenone di Capodanno. Video di Cristina Vercellone

Giuseppe Ferrario a gennaio abbassa la serranda dello studio Lodivet di via Milite Ignoto 8, va in pensione e si dedica alla campagna.

Sarà la nipote Federica Ampisio a continuare la tradizione veterinaria nel nuovo ambulatorio di viale Piacenza 72. Ferrario però non ha nessuna intenzione di restare in pantofole, i progetti in mente di fianco a sua moglie Eleonora Sobanska sono molteplici. Tra le priorità l’apertura di un museo di antichi strumenti agricoli nella vecchia stalla di cascina Ladina.

Ha già una collezione di 8 trattori, alcuni anche dei primi dell’800. La pellicola dei ricordi si srotola senza intoppi seduto di fronte al camino di casa. Intanto Viki, il Dobermann, pretende attenzione e carezze.

«Tra gli interventi chirurgici che mi sono rimasti più impressi - spiega il medico - ricordo quello a un gatto che aveva ingoiato un crocifisso di legno. Dalle lastre avevamo visto solo l’anellino e il legaccio di cuoio. Siamo rimasti allibiti quando abbiamo estratto la croce. L’altro episodio clamoroso capitò al cane bretone di un cacciatore. Il padrone l’aveva chiuso in auto in compagnia del cenone di capodanno e dei fagiani ammazzati per andare a bere l’aperitivo. Quando è tornato il cane aveva divorato tutto e, ovviamente, con le ossa si era perforato gli organi interni. Abbiamo passato il cenone di capodanno bevendo lo spumante caldo, l’unica cosa che il cane non aveva azzannato, in sala operatoria».

Appassionato di animali fin da piccolo, subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare a Milano e contemporaneamente nello studio di Lodi.

«Ora lascio l’attività in buone mani - dice -, io mi dedico a coltivare mais e riso. Andrea Valsecchi ci dà una mano. Stiamo ristrutturando anche le case coloniche. Si vedono troppe cascine che cadono a pezzi in giro, noi le vogliamo salvare».

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