La Casa di comunità di Lodi apre in aprile: una risposta agli ammalati cronici

SANITÀ Sabato il convegno: ci sarà anche la commissione invalidi con posteggi dedicati davanti all’ospedale

Lettura 3 min.

I lavori di ristrutturazione dell’ex padiglione maternità di viale Savoia sono terminati a dicembre. Ora è in corso la fase degli arredi e dell’accreditamento. Ad aprile la Casa di comunità di Lodi aprirà i battenti. Finanziato con 3 milioni di euro tra fondi Pnrr e risorse regionali, il progetto è stato presentato sabato, nella Sala dei Comuni di via Fanfulla, in un convegno promosso dall’Organismo di partecipazione e tutela della salute che da oltre due anni vede al lavoro il Comune di Lodi, sotto l’egida della consigliera comunale con delega alla medicina territoriale Silvana Cesani, un gruppo di professionisti, 12 associazioni, una fondazione Ets, Cgil e Cisl confederali e della categoria pensionati e 21 cittadini.

Quello di sabato è stato giudicato come l’inizio di un percorso da compiere insieme, Asst, Comune di Lodi, Comuni dell’ambito e Ufficio di piano con i loro professionisti. Ad introdurre i lavori, in una sala gremita, sono stati il primo cittadino Andrea Furegato, la presidente dell’assemblea dei sindaci Nathalie Sitzia e la consigliera Cesani.

Da casa di comunità a casa della comunità

«A noi - hanno ribadito la consigliera Cesani, ma non solo - piace parlare di casa della comunità, non di comunità». In quel “della” sta la chiave di volta, il cambio di passo vero della visione del sistema socio sanitario. Che intercetti, come si dice oggi con un ruolo pro attivo, i bisogni delle persone e componga delle risposte integrate, che risolvano le necessità sanitarie, ma anche quelle assistenziali. A Lodi ci sono 1885 ammalati cronici, molti non sono curati e gli altri fanno fatica a trovare una risposta in ambito pubblico. La casa della comunità deve partire da qui, dalla carenza dei medici di famiglia, dalla solitudine degli anziani, assistiti a volte con sacrifici economici delle famiglie, dalle badanti, o da caregiver non riconosciuti nel loro ruolo che finiscono per esplodere. Deve partire dall’assenza di una rete sul territorio, dall’incapacità, come ha sottolineato la sindaca di Corte Palasio Maria Luisa Pulito, a consultare il fascicolo elettronico, fare la dichiarazione dei redditi o raggiungere un punto prelievi. E si rivolge in Comune. Deve partire da chi non aderisce agli screening, viene dimesso dall’ospedale, ma a casa è solo e non sa come attivare l’assistenza o la riabilitazione domiciliare, non si ricorda di prendere le medicine, non riesce neanche a cucinare una minestra e fare le pulizie di casa.

Al centro la salute e non la malattia

La proposta avanzata dal Comune all’Asst è di istituire un Comitato di partecipazione all’interno della casa della comunità, costituito su base volontaria da cittadini, enti del terzo settore e rappresentanti del mondo civico. Un organismo legato da un patto di collaborazione e coprogettazione con l’Asst, che abbia a disposizione degli spazi dove si ascoltino le richieste e le proposte dei cittadini e si mettano in campo progettualità partecipate e di impronta sociale.

Casa della comunità: stop all’odissea dei pazienti

«C’è un’integrazione forte - ha detto il direttore generale dell’Asst Guido Grignaffini, ribadendo quanto sostenuto dal sindaco Andrea Furegato - tra il Comune di Lodi e l’Asst. La casa di comunità è il luogo dove si analizzano i bisogni delle persone e si compone la risposta, in collaborazione con i medici di medicina generale. L’importante è che il paziente non si debba più muovere. La casa di comunità si basa su alcuni pilastri, il primo è il Pua, punto unico di accesso (già aperto temporaneamente all’ex Fissiraga (tel. 0371/376242) per la presa in carico delle persone fragili grazie alla presenza degli infermieri di famiglia, l’assistente sociale dell’Asst e l’assistente sociale d’ambito. Il secondo sono le dimissioni protette, il terzo la collaborazione tra medici di base e specialisti. La casa della comunità non è un poliambulatorio. Quando partiremo ad aprile, insieme al Pua ci sarà la commissione invalidi con dei posteggi dedicati a chi viene in commissione, di fronte alla casa della comunità. Ci saranno le cure primarie, l’ambulatorio medico temporaneo, l’ambulatorio del medico della casa di comunità. Dopo l’accreditamento partiranno gli ambulatori specialistici, spero entro la fine di aprile».

«Il personale per farla partire c’è - ha spiegato la direttrice socio sanitaria Silvana Cirincione -. Altri servizi saranno, tra gli altri, il Cup, la scelta e revoca, l’ambulatorio dell’infermiere di famiglia, dello psicologo, per gli interventi di prevenzione, la profilassi vaccinale e la valutazione nutrizionale, gli ambulatori cardiologico e pneumologico, e lo spazio per il terzo settore».

Il percorso è già iniziato

La dottoressa Valeria Guazzoni responsabile della diabetologia, la dirigente del Dapps del polo territoriale Silvana Tosi, l’infermiera di comunità e le assistenti sociali Claudia Bonazzoli, Oriana Ghidotti, Vania Padovan e Morena Landi hanno illustrato, insieme all’assessore comunale al welfare Simonetta Pozzoli, il lavoro già iniziato nelle case di comunità di Codogno, Sant’Angelo e Casale, che va nella direzione di una integrazione tra socio assistenziale e sanitario e della presa in carico del paziente a 360 gradi. La dottoressa Guazzoni ha fatto da apripista con l’esperienza della diabetologia all’assistenza al domicilio dei pazienti, anche nelle altre specialità, grazie all’infermiere di famiglia, alla televisita e al teleconsulto con i medici di base. L’infermiera e le assistenti sociali, invece, hanno spiegato come già attualmente, il lavoro di rete consenta, nelle altre case di comunità, di intercettare i bisogni inespressi. «La proattività della casa della comunità - ha concluso l’ex dirigente dell’Asl Antonio Nava - deve essere il punto di svolta. Oggi si è aperto un percorso che durerà nel tempo». Per funzionare le case di comunità devono vedere il lavoro congiunto di tutti i protagonisti, medici, infermieri di famiglia, assistenti sociali, cittadini e terzo settore. Solo così la rete dell’assistenza sarà efficace.

© RIPRODUZIONE RISERVATA