
LA STORIA - Anna Josè da Casale, una carriera tra forbici e celebrità: «Mi chiamo come Garibaldi»
Dopo 56 anni di lavoro dedicati alla bellezza, l’imprenditrice lodigiana lascia e si racconta
Casalpusterlengo
Al padre Pietro che aveva voluto per lei questo nome, lo ripeteva spesso: «Se mi avessi chiamata Annamaria o Annalisa forse sarei meno “strana”». Ci ridevano su. Invece per la terzogenita aveva scelto Josè, omaggio al di lui eroe Giuseppe Garibaldi, che così veniva chiamato nel periodo in cui combatté in Sudamerica.
Anna Josè Buttafava da qualche giorno ha appeso le forbici al chiodo. Una vita-romanzo quella della parrucchiera nata il 23 settembre del 1954 a Casalpusterlengo, papà Pietro partigiano e operaio e custode alla Peveralli e al Cesaris, dove fu anche bibliotecario, e mamma Margherita casalinga. Una famiglia semplice, che per far studiare i figli maschi dovette rinunciare a far proseguire negli studi lei e la sorella.
«Un’ingiustizia fatta in buona fede ma che credo sia la molla per cui cerco di operare nel mondo femminile sperando di vedere qualcosa cambiare». Di cambiamenti, nel corso di quasi 56 anni di attività, per la verità ne ha visti. Li ha accompagnati e anticipati anche. Padrona di sé ma mai spavalda, dotata di quell’ingrediente che sempre salva: l’ironia. È così che ha acconciato super-modelle, cantanti, presentatori e presentatrici. Per undici anni tra gli hair-stylist di Miss Italia, ma anche nel dietro le quinte di tanti programmi Rai e Mediaset, e del Festival di Sanremo. Laura Pausini al suo esordio all’Ariston l’ha pettinata lei. “Marco se ne è andato e non ritorna più…”. E anche Nek e Irene Grandi. Un’infinità d’incontri che è impossibile contarli. Indelebile però uno su tutti. «Che ho nel cuore ancora adesso e di cui ricordo il compleanno è Fabrizio Frizzi – racconta -. Una persona straordinaria, che non faceva differenze… disponibile, generoso, “buono”. Ho fatto undici anni di Miss Italia con lui e ho passato dei momenti in cui ci siamo trovati da soli a chiacchierare… era straordinario». Ogni anno scattavano una foto-ricordo insieme: «Mi diceva: “così vedi quando invecchiamo?”». E sembra di “vedere” la risata di Frizzi, inconfondibile, che riempiva l’aria. «La prima volta l’ho ingellato tutto» dice Anna Josè lasciando riaffiorare i ricordi. Pausa. «Ho proprio pianto… » prosegue senza finire la frase. Ma è evidente che sta parlando di quando il presentatore se ne è andato, il 26 marzo 2018, a sessant’anni. «Comunque compiva gli anni il 5 febbraio». Dopo una vita a creare bellezza, quello dell’età, per tornare alla battuta di Frizzi quando scattavano la foto, per l’imprenditrice è per altro tutto fuorché un tarlo. «Racconto un aneddoto – dice all’improvviso -. Una volta ero con Milly Carlucci e stavamo facendo una traversata del Po fino a una spiaggia che sembrava i Caraibi nel Polesine… con Fabrizio (Frizzi, ndr) c’era il “tu”, con Milly il “lei”… A un certo punto le dico: “Si rende conto che abbiamo la stessa età?”, lei aveva il viso splendente, io ho sempre cercato d’ironizzare sul mio aspetto fisico, che non è certo quello di una miss, con i capelli e il look… Milly rispose: “Anna, è il mio lavoro”. Ed è così, per le celebrità l’immagine è importante, per cui va bene “il ritocchino” e “l’aiutarsi”, ma bisogna avere rispetto di sé, non ricercare la giovinezza a tutti i costi». Poi vale sempre quello che si diceva sopra. «Io mi presentavo dicendo “Anna Josè è la più bella che c’è”, ma si capiva che lo facevo per sdrammatizzare». Il non prendersi troppo sul serio. Il riderci sopra. Le cose che hanno contato e che ancora contano per questa regina delle acconciature che a 69 anni ha «ceduto al biondo platano» ma si è tinta di blu e anche di verde - «il mio colore preferito, mi dava una carica» -, quello che conta, si diceva, sono «le relazioni». Il marito che le è stato al fianco e ha gestito l’amministrazione dei saloni, arrivati a tre: a Codogno, Casalpusterlengo e a Lodi. I due figli. I dipendenti. «Ho sempre avuto necessità di lavorare in gruppo, con gli altri – dice Anna -. Sarà che da Elizabeth Arden eravamo in tanti, c’erano la receptionist, il barista, il fattorino…».

Precocissima - da bambina accompagnava la madre dalla parrucchiera e voleva pure aiutarla -, Anna Josè ha iniziato l’apprendistato vero e proprio poco più grandicella. A tredici anni. In un negozio di Casalpusterlengo. Già a diciotto però approda a Milano, al salone di Elizabeth Arden, appunto, in via Montenapoleone. E le si spalanca un universo che dalla “sua” Casale neanche può immaginare. «Ho dovuto ricominciare tutto da capo, reimparare, perché era tutto diverso». È la sua “scuola”. Che poi riporta a casa. Nell’aprile del ’78 apre il suo primo negozio al villaggio San Giorgio a Codogno, dietro l’ospedale. Trenta metri quadrati, dove ha una sola apprendista. Ma il successo arriva presto e così seguono l’apertura in via Roma, poi in piazza Novello, a Casale e a Lodi. Una storia che è diventata anche un libro auto-prodotto: “Davanti alla porta rossa”, autobiografia in cui racconta della famiglia, degli inizi, difficoltà e soddisfazioni. Fino al 2011, anno della pubblicazione. Da lì in poi il romanzo lo ha scritto vivendo. Nel consiglio provinciale di Confartigianato e nella commissione Pari Opportunità di Codogno, libera dal lavoro oggi Anna Josè è “semplicemente” Anna Josè.
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