LIVRAGA Ha la sindrome di Brugada, un’odissea fare fisioterapia VIDEO
Appello della mamma di Riccardo Beghi, l’ex cuoco della Locanda dei sapori di Borghetto, era andato in arresto per 26 minuti nel 2017. Da allora è andato avanti e indietro per gli ospedali, oggi si è aggravato, avrebbe bisogno di un ricovero per una riabilitazione intensiva, ma visto che è cronico non lo vogliono
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Ha la sindrome di Brugada, un pace maker, un defibrillatore e un metronic che lo tiene monitorato 24 ore su 24, eppure non ha più diritto alla fisioterapia in una struttura pubblica. Ormai, Riccardo Beghi, per tutti Ricky, 31 anni, ex cuoco della locanda dei sapori di Borghetto, non è più nella fase acuta. È considerato un malato cronico e non ha più diritto a un ricovero per fare riabilitazione e logopedia in modo intensivo, o essere seguito dal punto di vista psicologico.
LIVRAGA Ricky ha la sindrome di Brugada, una Odissea fare fisioterapia. Video di Cristina Vercellone
Riccardo aveva 25 anni quando il 12 giungo 2017 ha avuto una crisi più forte delle altre. Erano le 4 della mattina, era rientrato a casa dal turno in ristorante quando è andato in arresto cardiaco. Era rimasto 26 minuti in arresto. Fondamentale era stato il massaggio della mamma, poi il 118 l’aveva trasferito d’urgenza in terapia intensiva, a Lodi.
Da allora Ricky non ha mai smesso di curarsi, è stato sottoposto all’intervento al piede, ha fatto vari diversi ricoveri. Oggi Riccardo ha 31 anni, avrebbe bisogno di un ricovero per un intervento riabilitativo massiccio, ma non ne ha diritto.
La mamma, Orietta Dusi, è sul piede di guerra e promette di andare sotto il Pirellone.
«Ricky non è più considerato un paziente acuto - dice -, non ha più diritto a essere ricoverato per fare riabilitazione e logopedia. Mi sono rivolta a Ponte dell’Olio e a San Pellegrino Terme, clinica Quarenghi. Il medico di questa clinica ha scritto una lettera ad Ats dicendo che Ricky si è aggravato e ha bisogno di ricominciare la cura per mettersi in piedi. Era tra giugno e luglio. Avevano detto che a settembre avrebbe potuto iniziare. È da allora che aspetto».
Per curarsi in un certo modo la mamma di Ricky deve rivolgersi privatamente e sborsare 150 euro all’ora. «Facciamo due ore a settimana - spiega - fisioterapia e piscina, ma a pagamento. Sto aspettando che lo chiamino a Pavia, all’interno del Mac, in ospedale. Sono in lista, ma sarà un’ora al giorno, divisa su 3 sedute a settimana. Per Ricky non è sufficiente. Ha bisogno di fare attività continuata dalle 9 della mattina fino al pomeriggio.
«Se voglio fare qualcosa in più mi devo muovere io - aggiunge mamma Orietta -. Sto facendo un progetto anche per valorizzare la sua professione di cuoco. Voglio vedere se riesco a inserirlo due ore a settimana la mattina a fare qualcosa».
«Quattro settimane fa siamo andati in ambulanza al pronto soccorso di Pavia. Era in codice arancione, avrebbero dovuto vederlo dopo 15 minuti, invece dopo 7 ore non lo aveva ancora visto nessuno. non gli avevano neanche misurato la febbre e la pressione. Gli hanno fatto solo un veloce Ecg al triage, ma gliel’avevano già fatto gli operatori del 118 a casa. Ho firmato e sono venuta via. In un mese era svenuto 3 o 4 volte. Ho chiamato la Maugeri dove era stato ricoverato, la mattina l’ho portato per vedere che non avesse nulla di cardiologico. Ha iniziato gli accertamenti. M;a anche qui non si sono presi in carico la situazione. Mi hanno detto cosa fare e io chiamo a destra e sinistra per programmare le visite. Sono nera. Un giorno o l’altro vado in Regione».
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