Muratore precipitato dal capannone a San Grato: in tribunale a Lodi si costituiscono 4 parenti

LA TRAGEDIA L’egiziano Sayed Ated El Bendary, 24 anni, è morto cadendo da 10 metri, problemi con i risarcimenti

I due genitori, la moglie e il figlioletto dell’egiziano di 24 anni precipitato la mattina del 31 dicembre del 2024 dal tetto di un capannone in ristrutturazione a San Grato, in passato sede delle lavorazioni della Polenghi e da tempo ceduto a un investitore immobiliare cremasco, si sono costituiti parte civile ieri nell’udienza preliminare a Lodi che vede due persone fisiche imputate per omicidio colposo e violazione di normative antinfortunistiche e due società, la Logiman di Crema e la Sam Srl, del Milanese, rischiare pesanti sanzioni pecuniarie per la lgge 231 sulla responsabilità amministrativa delle imprese.

Il pm Antonella Dipinto, che ha preso in consegna il fascicolo da Alfonso Serritiello, ha rappresentato l’opposizione della Procura a un patteggiamento a pena sospesa, un anno e 10 mesi di reclusione. E il gup Alice Tettamanti ha rinviato l’udienza a giugno. Uno degli imputati ha dato disponibilità a un risarcimento con risorse proprie, per un importo che appare lontano dal valore della vita di un giovane papà. Il muratore egiziano, Sayed Atef El Bendary, da poco arrivato dall’Egitto con una richiesta di permesso di soggiorno per motivi di lavoro, era in via di regolarizzazione, e pur avendo il datore di lavoro effettuato un’assunzione tardiva (postuma), possibile per legge dietro il pagamento di sanzioni, la compagnia assicurativa dell’azienda milanese per cui lavorava non è finora apparsa disponibile a concorrere nel risarcimento. La pubblica accusa ha ravvisato responsabilità anche nell’impresa cremasca, proprietaria dell’immobile, che aveva commissionato la rimozione della vecchia copertura.

I tecnici dell’Ats, intervenuti dopo la caduta, da 10 metri di altezza all’interno del capannone, per lo sfondamento di una lastra, avevano contestato il mancato utilizzo di idonei sistemi di protezione e di ritenuta, l’inadeguatezza del piano di sicurezza del cantiere e anche problematiche relative ai materiali usati.

La Procura sembra quindi orientata a valutare quantomeno un congruo risarcimento, o a una pena senza sospensione condizionale. Non si esclude che i difensori scelgano alla prossima udienza il rito abbreviato, per lasciare al giudice la scelta sull’entità della condanna. Nessuno invece sembra aver anticipato il proposito di andare a dibattimento, a un processo inevitabilmente lungo che solo con molte difficoltà potrebbe rompere la catena delle presunzioni di colpa in uno schema così semplice, committente e appaltatore. I familiari della vittima, che vivono in Egitto, si sono affidati all’avvocato Francesco Militerno.

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