Omicidio Mongiardino: fu ucciso da un fucile, ma di armi in zona non se ne trovano
VILLANOVA Campi battuti palmo a palmo da carabinieri e vigili del fuoco
Lettura 1 min.È stato un fucile a canne mozze, che ha sparato un solo colpo da una distanza di un metro e mezzo, a freddare tra il 26 e il 27 luglio scorsi in un campo di Villanova Sillaro, al confine con Pieve Fissiraga, il 21enne marocchino Mohamed Raji Kaoucheb. Lo ha stabilito il medico legale che il pm di Lodi Martina Parisi ha incaricato dell’autopsia. Ma l’arma non è stata trovata e forse solo chi ha sparato può dire dove cercarla.Perché i campi di mais in cui è avvenuto l’omicidio , nella zona di cascina Mongiardino, sono stati battuti palmo a palmo dai carabinieri, con l’ausilio dei vigili del fuoco e con tanto di riprese aeree con droni, ma di armi non ne sono state trovate. L’ultima perlustrazione un mese fa. Eppure c’è chi aveva parlato di un vero e proprio scontro tra bande di spacciatori, quella sera di fine luglio tra caldo e umidità insopportabili e nugoli di zanzare, che evidentemente gli spacciatori di cocaina e i tossicodipendenti non sentono quando devono fare soldi o accontentare astinenza o bramosia di sensazioni forti. Testimoni avevano raccontato che Kaucheb aveva addirittura in mano un mitra, e che per questo un altro marocchino che era stato mandato lì a spacciare e se l’era trovato di fronte così pesantemente armato gli avrebbe consegnato il suo sacchetto di costosa cocaina e i suoi soldi, chiedendogli però di lasciarlo andare senza portargli via il telefonino e di risparmiargli la vita. Anche perché i due avrebbero scoperto di essere parenti.
Solo che quel giovane marocchino, spaventato, con quel telefono aveva subito raccontato il cattivo incontro a un altro connazionale, che lo aveva accompagnato lì poco prima in auto, anche per giustificare il fatto di aver perso droga e soldi. E così poco dopo l’accompagnatore sarebbe ritornato in auto e avrebbe affrontato Kaoucheb sparandogli al petto senza neppure dargli il tempo di impugnare il (vero o presunto) mitra o trovare un accordo sugli angoli di campo tra Pieve e Bargano da usare per spacciare. Due i testimoni di questa versione, confermata in incidente probatorio. I carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Lodi però sembrano avere altri riscontri, e non risulta che A.M., marocchino di Milano, 26 anni e più identità, indiziato dell’omicidio, abbia un alibi che lo collochi altrove, in quelle ore, rispetto al campo del delitto. Il 26enne resta in cella in attesa che si chiudano le indagini.
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