«Pannelli solari sui campi lodigiani, rischio di una crescita incontrollata: la nuova legge non ci mette al riparo»
L’intervista Fabrizio Santantonio, presidente della Provincia di Lodi
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Presidente Santantonio, la nuova legge regionale sulle aree idonee tenta di mettere ordine nel proliferare di impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici in Lombardia. Come la considera nel suo insieme? Arriva forse troppo tardi?
«La nuova legge regionale arriva nei tempi stabiliti da una normativa nazionale che negli ultimi due anni ha subito numerose e profonde modifiche, dovute alle censure della giustizia amministrativa su molti aspetti delle disposizioni di legge originali. È una situazione che per esempio ha vanificato l’apprezzabile tentativo della Lombardia di fissare con tempestività un limite massimo ragionevolmente sostenibile per ogni Provincia, con un progetto di legge del 2025 mai approdato in Consiglio perché poi superato appunto dagli aggiornamenti nazionali».
«Nel gennaio 2025 dalle colonne de “il Cittadino” manifestavo preoccupazione per il forte aumento del fenomenoagri-fotovoltaico, passato un anno e mezzo, registriamo 10 nuove autorizzazioni rilasciate e altrettante istruttorie in corso»
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Cosa non la convince?
«Quell’ipotesi fissava un tetto provinciale pari allo 0,62% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), equivalente nel Lodigiano a circa 335 ettari (pari a 3.350.000 metri quadrati), poi il Decreto “correttivo aree idonee” ha stabilito una “forchetta” regionale tra un minimo dello 0,8% ed un massimo del 3%. La nuova legge della Lombardia ha il merito di aver scelto la parte bassa della forchetta come tetto regionale complessivo (fissando inoltre un limite per singolo Comune del 3%), ma nel testo iniziale non prevedeva nessun tetto provinciale, che è stato poi introdotto con un emendamento in commissione, nella misura del 2%. Si potrebbe dire “piuttosto che niente, meglio piuttosto”, ma il 2% rispetto allo 0,62 è un aumento di oltre 3 volte: per il Lodigiano significa quasi 1.100 ettari rispetto a 335, vale a dire quasi 11 milioni di metri quadrati rispetto a meno di 3,5 milioni».
La nuova legge non impatterà sul progetto di agrivoltaico di Mulazzano, uno tra i più grandi in Lombardia e che sta incontrando forti opposizioni da parte della comunità. Mi chiedo come sia possibile passare sopra la testa di migliaia di cittadini. Che prospettiva vede?
«Il caso di Mulazzano è emblematico anche per il valore di termine di raffronto che reca con sé: i suoi oltre 100 ettari di superficie occupata destano giustamente sensazione, figuriamoci quale possa essere l’impatto cumulato sul territorio di un contingente più di dieci volte superiore. La normativa nazionale spinge su accelerazione e semplificazione dei procedimenti autorizzativi, non solo per progetti di taglia elevata come Mulazzano, la cui Valutazione di Impatto Ambientale è di competenza ministeriale; anche nelle istruttorie di competenza provinciale e comunale l’incidenza dei pareri espressi dai vari enti interessati, per esempio le Soprintendenze, è stata fortemente sminuita, con fattispecie vincolanti ridottissime».
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