
Parla l’infermiere aggredito in pronto soccorso:«Infastidito dall’arroganza»
LA CONDANNA «Era convinto che non gli sarebbe successo nulla, a questo giro è andata diversamente»
«Quando gli ho assicurato che l’avrei denunciato mi ha detto, nel mio stesso dialetto, il calabrese, che avrebbe messo quelle carte insieme a quelle che aveva già collezionato in precedenza».
È l’arroganza ciò che ha più infastidito Bernardino Russo, l’infermiere del pronto soccorso colpito con una testata sul naso dal marito di una paziente, a luglio del 2022. L’uomo (G. O. le iniziali), mercoledì scorso, è stato condannato a 9 mesi, al pagamento delle spese legali e a risarcire con 1000 euro l’operatore e circa 2000 l’Asst che si è costituita parte civile. «Era uno dei soliti mezzogiorno di fuoco in pronto soccorso - racconta l’infermiere -, ero al triage, stavo registrando una ragazza e le stavo facendo l’elettrocardiogramma, ho sentito una persona bussare alle spalle, proprio come si bussa a una porta. L’uomo pretendeva che lasciassi quello che stavo facendo per andare da sua moglie che, diceva lui, stava soffrendo le pene dell’inferno. Io gli ho detto di allontanarsi, la ragazza che stavo visitando era svestita. Lui si è avvicinato, mi ha dato una testata sul naso e mi ha fatto volare via gli occhiali. Io sono rimasto lucido e fermo. In quel momento erano presenti in pronto soccorso due guardie carcerarie che accompagnavano un detenuto in manette. Una delle due è intervenute in attesa che giungesse la polizia». Gli agenti hanno preso i suoi dati e lui si è allontanato dal pronto soccorso, poi sono arrivati i parenti ed è andata via anche la moglie che era in un altro locale e non aveva assistito all’episodio. «La cosa più antipatica è che quella persona è andata via tranquilla: in dialetto calabrese, il mio, mi ha detto che quelle carte della denuncia che gli ho promesso le avrebbe messe insieme a quelle già collezionate in precedenza. Mi dispiace che la moglie dopo qualche tempo sia passata a miglior vita, in tribunale ho fatto le condoglianze alla famiglia. Sono rammaricato dal punto di vista umano, ma contento per la condanna. Mille euro non è una cifra che mi cambia la vita, ma sono contento del messaggio che si dà. Lui era convinto che non gli sarebbe successo nulla, ma a questo giro è andata diversamente. C’è stata una sentenza che ha detto quello che doveva essere detto». A Russo è capitato altre volte di essere aggredito, ma solo verbalmente e comunque sempre da persone «ubriache o con disturbi psichiatrici. Questa volta è stato diverso». L’avvocato dell’imputato ha cercato poi di trovare un accordo, per fargli ritirare la denuncia, ma «io - dice Russo - non ho voluto. Mi sono laureato, faccio dei sacrifici per arrivare a fine mese, sono una persona semplice, quest’uomo si è approfittato di qualcuno che lavora per fare del bene agli altri. Aldilà del disagio poi ho dovuto affrontare anche tutta la parte burocratica. Fortunatamente è finita». Tra l’altro per non mettere in difficoltà il sistema sanitario, già in sofferenza per mancanza di personale, Russo non è stato a casa nemmeno un giorno. «Il medico voleva darmi due giorni di prognosi - conclude - ma io non ho voluto. Speriamo che sia l’ultima volta. Per quanto mi riguarda, non ho avuto paura, ero solo infuriato per l’atteggiamento». Parole di soddisfazione in queste ore sono arrivate dal direttore dell’Asst Guido Grignaffini e dal primario Stefano Paglia. «I miei colleghi - conclude l’infermiere -, in questa vicenda, mi hanno fatto sentire la loro vicinanza».
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