«Resistenza ai carabinieri»: condanna a tre anni per l’evaso dal carcere di Lodi
IL CASO Sentenza per l’arresto movimentato di dicembre, a inizio febbraio poi il 23enne di Sant’Angelo è fuggito dalla Cagnola
Lettura 1 min.«Non lo prenderanno mai»: così dice un giovane amico di G.L.G., il 23enne di Sant’Angelo Lodigiano che domenica 1 febbraio è evaso dal carcere di Lodi, dove per ordine del Tribunale per i minorenni doveva scontare una pena detentiva per i prossimi due anni per furti e ricettazioni commessi da adolescente. Ieri il giovane era atteso (invano, come prevedibile data la latitanza in corso) in tribunale a Lodi per il giudizio per rito abbreviato per fresche accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale (3 carabinieri, fino a 5 giorni di prognosi ciascuno) e danneggiamento di un vetro interno della caserma di Sant’Angelo. Accuse scattate nel tardo pomeriggio del 16 dicembre scorso, quando due carabinieri in borghese lo avevano trovato davanti alla Bennet di Pieve Fissiraga mentre parlava con due amici, un romeno e due nordafricani, e lo avevano arrestato per la revoca dell’affidamento in prova che gli era stato concesso dalla giustizia minorile. I militari ci avevano provato anche la settimana precedente, ma in casa non si era fatto trovare, e qualche giorno dopo ancora lo avevano incontrato nelle campagne barasine, ma lui era fuggito attraversando a nuoto il Lisone.
L’arresto alla Bennet era stato movimentato: mentre il 23enne fuggiva e i suoi amici insultavano i carabinieri, prima di dileguarsi evitando l’identificazione, G.L.G. aveva anche lanciato un estintore all’indirizzo dei militari che lo rincorrevano. Portato in caserma, la colluttazione e l’accusa di resistenza. «Resistenza passiva - secondo il difensore Simone Domenico Pozzi - come può un ragazzino con 5 carabinieri addosso riuscire a colpire intenzionalmente, con dolo, 3 persone?». Pacifico invece per la difesa il solo danneggiamento, una testata contro una vetrata della caserma, in quanto ammesso dallo stesso imputato all’udienza di 3 giorni prima dell’evasione, da lui spiegato come reazione a parole offensive contro la famiglia. Ma a fronte dei 2 anni e mezzo di reclusione chiesti dal Pm, la pena inflitta è stata di 3 anni e 2 mesi. Oltre alla confisca dei 17mila euro circa che il 23enne aveva addosso, in buste termosaldate, quando era stato arrestato. Aveva anche uno starter per automobili, passibile di usi leciti e illeciti. Intanto le ricerche continuano, e, diversamente da quanto pensino gli amici di G.L.G., i carabinieri contano di trovarlo.
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